Barcellona sta affrontando una crisi profonda: il sovraffollamento turistico (detto anche overtourism). Quello che era iniziato come un settore promettente e in pieno sviluppo si è trasformato in una fonte di frustrazione per i residenti, portando a proteste sempre più intense e alla nascita di un movimento che chiede un cambiamento.
Non si tratta semplicemente di “troppi visitatori”, spiega un articolo su The Conversation, ma di un cambiamento radicale della vita urbana. L’onnipresente scritta “tourists go home” sui muri dei palazzi riflette una rabbia profondamente radicata. Gli abitanti del luogo sono stanchi perché l’eccessiva dipendenza dal turismo ha spinto molti residenti fuori dalle loro case e dai loro quartieri. Le preoccupazioni sono ampie e comprendono la carenza di alloggi, l’insicurezza lavorativa, il danno ambientale e la privatizzazione degli spazi pubblici. Grandi eventi come l’America’s Cup e il Gran Premio di Formula 1, pur attirando turisti, non offrono molti benefici ai barcellonesi comuni.
Questa reazione, lungi dall’essere un semplice “NIMBYismo” (Not In My Back Yard, “non nel mio cortile”), mette in luce le disuguaglianze strutturali e i conflitti più profondi riguardanti chi realmente beneficia della città: i residenti o la crescita incontrollata del settore turistico.
La lotta contro quella che gli attivisti chiamano “turistificazione”, termine preferito a “sovraffollamento turistico” per evidenziarne le radici strutturali ed economiche, risale alla metà degli anni 2010. Gruppi come l’Assemblea di quartiere per la decrescita turistica (ABDT) sono in prima linea, andando oltre la semplice opposizione per proporre soluzioni concrete. In occasione di una grande manifestazione nel luglio 2024, è stato presentato il loro manifesto, che chiedeva la riduzione della dipendenza economica dal turismo e la transizione verso un’economia eco-sociale.
Tra le richieste principali figurano la fine dei sussidi pubblici per la promozione del turismo, la regolamentazione degli affitti a breve termine per proteggere il mercato degli alloggi, la riduzione del traffico delle navi da crociera e il miglioramento delle condizioni di lavoro con salari equi e orari di lavoro stabili. L’assemblea esorta inoltre i leader politici a diversificare l’economia locale dal turismo e a riutilizzare le strutture turistiche per scopi sociali.
Le persone più colpite sono spesso gruppi emarginati con scarso potere politico, come inquilini, migranti, lavoratori stagionali precari e giovani privati dei diritti civili. Questi movimenti non sono solo contrari al turismo, ma fanno parte di lotte più ampie per la giustizia sociale che sostengono migliori condizioni abitative, i diritti dei lavoratori, azioni per il clima e la difesa dello spazio pubblico. Dimostrano con forza che molti residenti desiderano dare priorità al benessere della comunità piuttosto che alla crescita economica.
Purtroppo, sia i responsabili politici che gli accademici hanno spesso fallito, concentrandosi sulla gestione dei visitatori piuttosto che affrontare le cause profonde degli squilibri di potere. La dipendenza del settore dal lavoro precario è un problema rilevante: molti lavori nel settore turistico sono sottopagati, instabili e altamente stagionali. Mentre il turismo è spesso promosso come motore di prosperità, la domanda fondamentale “che tipo di lavori?” viene spesso trascurata. I problemi riscontrati a Barcellona sono sempre più diffusi anche in altre regioni fortemente turistiche, come alcune parti d’Italia. Sebbene il turismo sia spesso promosso come una manna economica, spesso porta a condizioni di lavoro precarie, senza riuscire a creare opportunità economiche solide per la popolazione locale. Al contrario, contribuisce alla crisi degli alloggi e alle tensioni sociali, privilegiando il profitto di pochi a scapito del benessere di molti. Il messaggio di Barcellona è chiaro: le proteste non sono semplici disturbi, ma rappresentano una parte di una lotta più ampia per la giustizia sociale. Ripensare il turismo urbano significa ripensare le città come luoghi in cui i residenti possono prosperare, non solo sopravvivere, affrontando le disuguaglianze più profonde insite nella turistificazione.
(Foto di Pavlo Luchkovski su Pexels)
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