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In Italia, come in molti altri paesi sviluppati, è spesso al centro del dibattito il calo del tasso di natalità. Tuttavia, un recente rapporto dell’UNFPA (l’agenzia ONU per la salute sessuale e riproduttiva) cambia questa prospettiva, suggerendo che la vera crisi della fertilità non riguarda i numeri della popolazione in sé, ma piuttosto l’incapacità degli individui di esercitare la propria autonomia riproduttiva, ovvero la libertà di compiere scelte informate riguardo alla procreazione. Questa prospettiva offre spunti fondamentali per il nostro paese, dove i desideri personali spesso entrano in conflitto con la realtà sociale.

Secondo la rilevazione effettuata per questo studio, che ha coinvolto oltre 14 mila adulti in 14 paesi, tra cui l’Italia, una percentuale significativa di italiani non sta avendo il numero di figli che vorrebbe. Tra gli italiani sotto i 50 anni, solo l’1% prevede di avere più figli di quanti ne desideri, mentre il 14% prevede di averne meno. Per le persone di età superiore ai 50 anni, il divario era ancora più ampio: il 23% ha dichiarato di aver avuto meno figli di quelli desiderati. Ciò indica un problema diffuso all’interno del paese.

Paradossalmente, nonostante le preoccupazioni per il basso tasso di natalità, quasi il 25% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto una gravidanza indesiderata. Ciò evidenzia l’urgente necessità di servizi di prevenzione accessibili, e che le questioni relative alla prevenzione delle gravidanze indesiderate e alla formazione della famiglia non sono in contrapposizione e devono essere affrontate contemporaneamente.

Alla domanda sui motivi che ostacolano la realizzazione del loro desiderio di avere una famiglia, il 29% degli intervistati italiani ha citato fattori economici, quali limitazioni finanziarie, problemi abitativi e precarietà lavorativa. Altri ostacoli sono i problemi di salute (15%), le preoccupazioni per il futuro (14%) e la mancanza di un partner adeguato (13%). Questi risultati evidenziano che spesso sono le difficoltà pratiche, piuttosto che la mancanza di desiderio, a determinare la dimensione della famiglia. Infatti, il sondaggio ha rilevato che il numero ideale di figli desiderato in Italia è di due, sia per gli uomini che per le donne. Tuttavia, il 50% degli italiani ha dichiarato di aver riscontrato delle limitazioni nella propria capacità riproduttiva e una percentuale rilevante di persone ha affermato di sentirsi sotto pressione sia per avere un bambino (19% delle donne, 14% degli uomini) sia per usare contraccettivi (17% delle donne, 14% degli uomini).

L’approccio dell’Italia alla fertilità è oggetto di critiche all’interno del rapporto. La campagna “Fertility Day”, con slogan come “La bellezza non ha età, la fertilità sì”, è stata criticata per essere lontana dalle reali esigenze delle persone, come un lavoro dignitoso, e ha contribuito a far perdere fiducia nell’opinione pubblica nei confronti delle iniziative del governo. Inoltre, il sistema giuridico italiano è noto per ostacolare il riconoscimento ufficiale della genitorialità ottenuta tramite la riproduzione medicalmente assistita transfrontaliera, arrivando addirittura a criminalizzare la gravidanza surrogata, anche quando è legale altrove. Ciò contrasta nettamente con ciò che fanno i paesi del Nord Europa, come la Svezia e la Danimarca, che hanno politiche familiari progressiste, come congedi parentali generosi e la fecondazione in vitro finanziata dallo Stato, viste come un sostegno alle scelte riproduttive individuali. Francia, Norvegia e Svezia, ad esempio, tendono ad avere tassi di fertilità più elevati rispetto agli altri paesi con una lunga storia di bassa fertilità, il che è legato a una maggiore spesa pubblica per le famiglie e a buoni progressi nella parità di genere.

Con un tasso di fertilità totale di 1,2 figli per donna e una popolazione di circa il 25% di età pari o superiore a 65 anni, l’Italia sta affrontando importanti cambiamenti demografici. Milano sta emergendo come un “centro di longevità”, con le imprese che si adattano alle esigenze della popolazione anziana: un modello che i responsabili politici di altri paesi potrebbero prendere a esempio.

Il rapporto sostiene, infine, che le politiche dovrebbero concentrarsi sul consentire alle persone di raggiungere la dimensione familiare desiderata, affrontando le barriere esistenti e promuovendo l’autonomia riproduttiva, piuttosto che imporre obiettivi demografici. Questo cambiamento di prospettiva è fondamentale per l’Italia affinché le decisioni riproduttive siano realmente personali e debitamente supportate.

(Foto di Kristina Paukshtite su Pexels)

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