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Il messaggio che arriva dal rapporto UNAIDS per la Giornata Mondiale contro l’AIDS 2025 – che si è celebrata il 1° dicembre – è chiaro: la lotta alla malattia non è finita. Sebbene il mondo sia più vicino che mai all’obiettivo di porre fine all’epidemia come minaccia per la salute pubblica entro il 2030, ci troviamo di fronte a un momento di fragilità. Il report evidenzia come i progressi faticosamente conquistati siano oggi a rischio a causa di una drastica riduzione dei finanziamenti internazionali e di una crisi dei diritti umani.

Cominciamo dagli aspetti positivi. Alla fine del 2024, il 77% delle persone che vivono con l’HIV (circa 31,6 milioni su 40,8 milioni) aveva accesso alla terapia antiretrovirale salvavita. Grazie alla prevenzione e alle cure, dal 2010 a oggi le nuove infezioni sono calate del 40% e i decessi correlati all’AIDS sono diminuiti del 54%.

Tuttavia, il 2025 ha segnato una battuta d’arresto preoccupante. Il rapporto denuncia un taglio improvviso e consistente ai finanziamenti internazionali per l’HIV, che ha avuto un effetto immediato nei Paesi a basso e medio reddito: in molti Paesi, le strutture sanitarie supportate da fondi esteri hanno dovuto sospendere i servizi o licenziare operatori sanitari essenziali. Ciò si è tradotto in un crollo della prevenzione, con l’accesso alla PrEP (profilassi pre-esposizione), uno strumento fondamentale per prevenire l’infezione, drasticamente ridotto in nazioni chiave come l’Uganda (-38%) e il Burundi (-64%). Parallelamente, la crisi ha devastato i programmi comunitari: oltre il 60% delle organizzazioni guidate da donne e impegnate nella lotta all’HIV ha perso i finanziamenti, lasciando scoperte le fasce più vulnerabili della popolazione.

UNAIDS stima che, se non si inverte la rotta e non si raggiungono gli obiettivi fissati per il 2030, potremmo assistere a 3,3 milioni di nuove infezioni aggiuntive tra il 2025 e il 2030.

Nonostante la crisi, il rapporto evidenzia straordinari segnali di resilienza. I governi locali, seppur gravati dal debito, stanno cercando di aumentare i fondi nazionali per la salute. Le comunità si stanno organizzando per non lasciare nessuno indietro.

Inoltre, la scienza offre nuovi strumenti. L’arrivo di farmaci a lunga durata d’azione (come la PrEP iniettabile ogni sei mesi) potrebbe rivoluzionare la prevenzione, a patto che questi farmaci siano resi accessibili a prezzi equi, come previsto dai nuovi accordi per la produzione di generici a basso costo.

Il rapporto conclude che la fine dell’AIDS è una scelta politica e finanziaria: “La strada è chiara, ma dobbiamo percorrerla insieme”.

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