Le applicazioni di incontri, che per oltre un decennio hanno promesso di semplificare la ricerca dell’anima gemella, stanno attraversando una fase di profonda crisi di identità. Secondo i dati più recenti riportati da Wired, l’impegno degli utenti su queste piattaforme è diminuito del sette per cento in un solo anno, segno che la fiducia nella soluzione tecnologica per le questioni sentimentali cuore sta vacillando. Per tentare di riconquistare il pubblico, molte aziende stanno integrando massicciamente l’IA, usandola sia per rafforzare la sicurezza sia per sviluppare l’appaiamento psicometrico (una tecnica che non si basa su test della personalità scientificamente validati, ma utilizza algoritmi per dedurre i tratti caratteriali analizzando i dati comportamentali e le tracce digitali lasciate dagli utenti). Tuttavia, nonostante queste innovazioni, le nuove generazioni sembrano sempre più orientate a cercare alternative reali, preferendo gli incontri dal vivo e la spontaneità dei contesti sociali fisici.
Il declino delle applicazioni digitali non è solo un fenomeno di costume, come spiega la newsletter Dans les algorithmes, ma riflette una trasformazione strutturale del modo in cui viviamo i sentimenti. Come sostenuto da diverse ricercatrici in un’analisi per Jacobin, l’amore è stato colonizzato dalle logiche del profitto, trasformandosi in un vero e proprio mercato della frustrazione. Il paradosso è evidente: se le applicazioni fossero realmente efficaci nel creare relazioni durature, perderebbero la loro fonte di guadagno. Per questo motivo, le piattaforme sono progettate per favorire l’uso compulsivo attraverso lo scorrimento infinito (una funzione che permette di visualizzare profili senza interruzioni, creando un effetto ipnotico) e sistemi di ricompensa simili a quelli del gioco d’azzardo. In questo scenario, l’intimità diventa una merce che viene costantemente promessa ma sistematicamente posticipata, alimentando un senso di solitudine non desiderata che colpisce una fetta crescente della popolazione.
Questa dinamica di insoddisfazione non rimane confinata nella sfera privata, ma assume una forte valenza politica, alimentando una pericolosa polarizzazione tra i sessi. Da un lato si osserva la crescita della comunità degli incel (celibi involontari, caratterizzati da sentimenti di ostilità e misoginia verso le donne), che percepiscono il mondo digitale come un luogo di emarginazione maschile. Dall’altro lato emerge l’eteropessimismo (un sentimento di profonda disillusione e sfiducia delle donne nei confronti delle relazioni eterosessuali), che vede nell’intimità con l’uomo una struttura inevitabilmente segnata dalla dominazione e dall’oggettivazione. Le piattaforme di incontro diventano così il terreno dove si riattivano, sotto nuove forme, antichi conflitti di genere, dove la frustrazione individuale viene indirizzata verso l’altro sesso piuttosto che verso il sistema economico che la modella.
La realtà delle app di incontro è segnata da una profonda asimmetria tra l’esperienza maschile e quella femminile. Mentre gli uomini vivono spesso una condizione di invisibilità o rifiuto di massa, le donne si trovano a gestire un’attenzione maschile sovrabbondante e spesso minacciosa. Per molte utenti, l’uso di queste piattaforme si trasforma in un pesante carico mentale (lo sforzo cognitivo ed emotivo richiesto per gestire compiti di selezione, filtraggio e valutazione delle interazioni), che porta spesso all’esaurimento emotivo. Le donne devono dedicare una quantità enorme di energia per prevenire molestie e violenze, trasformando quello che dovrebbe essere un momento di svago in un lavoro di monitoraggio costante del rischio. Nessuno dei due “schieramenti” ne esce bene: entrambi sono prigionieri di una struttura che prospera sulla loro reciproca diffidenza.
Il successo degli eventi di incontro fisico, aumentati del 25% nel corso del 2025 secondo la piattaforma Eventbrite, dimostra che il desiderio di connessione autentica non è scomparso, ma cerca solo nuove vie di espressione. Il vero conflitto ideologico di oggi non dovrebbe essere quello tra uomini e donne, ma tra il valore dell’amore e le logiche del capitale digitale. Lasciare il controllo dei nostri desideri più intimi agli algoritmi, che si nutrono della nostra solitudine per estrarre profitto, rappresenta un rischio per la coesione sociale e il benessere individuale. Immaginare alternative significa tornare a vedere la tecnologia come un facilitatore per la vita reale e non come un sostituto, restituendo all’amore la sua dignità di bene comune al di fuori delle dinamiche di mercato.
(Foto di Good Faces Agency su Unsplash)
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Quando è nata Avis Legnano i film erano muti, l’Italia era una monarchia e avere una radio voleva dire essere all’avanguardia. Da allora il mondo è cambiato, ma noi ci siamo sempre.
