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Una profonda crisi abitativa sta ridisegnando i principali centri urbani italiani, trasformandoli in spazi contesi in cui residenti, studenti e turisti competono per spazi sempre più scarsi e costosi. Nel libro Città in affitto, il collettivo giornalistico Gessi White sostiene che le città siano diventate entità “immateriali”, il cui sviluppo è dettato dalla logica della finanza. Questo processo trasforma le case in beni finanziari, con fondi di investimento anonimi che sostituiscono i proprietari tradizionali.

Un fattore chiave è quello che White definisce “turistificazione”, alimentata dall’esplosione delle piattaforme di affitti a breve termine. A Bologna, città da sempre legata alla sua università, questo ha rotto un equilibrio secolare. Come documentato nel libro, gli studenti si trovano ora in diretta concorrenza con un afflusso turistico che ha raggiunto i 3,5 milioni di visitatori nel 2023. Il sociologo Mattia Fiore, citato nel libro, descrive questa dinamica come una “competizione per lo spazio residenziale” in cui il mercato turistico, più redditizio, vince inevitabilmente. Questa dinamica è esacerbata dal ritiro dello Stato. Il libro di White descrive in dettaglio la “Grande Dismissione”, ovvero la massiccia vendita di alloggi pubblici che un tempo fornivano una rete di sicurezza in città come Roma. Una tesi con cui concorda la giornalista Aliche Facchini nel suo saggio Poveri noi, sostenendo che il settore pubblico stia disinvestendo sempre più da settori cruciali come l’edilizia abitativa, lasciando i cittadini in balia del mercato.

Le conseguenze sono gravi. Facchini documenta come oggi avere un lavoro non sia più una garanzia contro la povertà, mettendo in evidenza le storie di lavoratori a tempo pieno che non riescono a permettersi l’affitto. Ciò ha favorito, come sottolineato da Città in affitto, una sorta di “ereditocrazia”, soprattutto in città come Milano, un sistema in cui la possibilità di vivere in città è determinata in gran parte dal patrimonio ereditario. Chi non ne dispone viene escluso. Il costo umano di questa situazione è rappresentato dalla storia di Manaf, uno studente di Bologna che, come racconta Gessi White, è stato costretto a vivere in ostelli, edifici occupati e persino aule universitarie prima di trovare un alloggio stabile.

La convergenza di queste forze costituisce, secondo Gessi White, un “requiem per il diritto all’alloggio”. La scomparsa delle politiche pubbliche ha creato un vuoto colmato dagli interessi del mercato, che privilegiano il profitto rispetto alle persone. Come conclude Alice Facchini nel suo libro, la povertà nelle sue molteplici forme, compresa la precarietà abitativa, non è una coincidenza, ma il risultato diretto di scelte politiche. La lotta per le città è, in definitiva, una lotta per un futuro in cui la casa sia un diritto e non un lusso.

(Foto di Ubaldo Bitumi su Unsplash)

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