Solo pochi giorni fa l’Europa ha affrontato un’ondata di calore piuttosto anomala per questo inizio di estate. Il cambiamento climatico continua a manifestare i suoi effetti a livello globale e l’Europa meridionale, Italia compresa, sta già subendo gli effetti visibili del riscaldamento del pianeta, in particolare attraverso estati sempre più torride. Se già si sapeva che le ondate di calore sarebbero diventate più frequenti e intense, una nuova ricerca offre una visione più precisa della misura in cui questo potrebbe accadere. Lo studio, pubblicato su Nature Geoscience, combina l’analisi statistica delle osservazioni storiche globali con le proiezioni dei modelli climatici futuri, rivelando queste tendenze.
Ciò che emerge dalla nuova analisi è che non si tratta di un aumento semplice e costante. Al contrario, per ogni grado di riscaldamento in più, le ondate di calore più lunghe si prolungheranno ancora di più rispetto al grado di riscaldamento precedente. Provando ad abbassare la temperatura con un’analogia, è come la proverbiale palla da neve che cade rotolando da una montagna. All’inizio l’aumento della sua dimensione è piuttosto lento, ma man mano che cresce di volume incorporerà sempre più neve per ogni centimetro percorso, ingrandendosi sempre più velocemente.
Gli effetti del caldo estremo sono ben documentati: essi incidono sulla salute e sulla sicurezza delle persone, causano danni all’agricoltura, mettono a dura prova le infrastrutture e le reti energetiche, aumentano il rischio di incendi boschivi e danneggiano gli ecosistemi. La durata di questi eventi è fondamentale, in quanto le ondate di calore più lunghe rappresentano una minaccia maggiore per le persone.
A differenza delle semplici giornate calde, le ondate di calore sono periodi continui di calore estremo. La loro durata è influenzata dal modo in cui la temperatura di un giorno è collegata a quella del giorno successivo, un fenomeno noto come “autocorrelazione temporale” o “memoria” della temperatura.
Anche se si prevede che saranno le regioni tropicali, come l’Africa equatoriale e alcune parti del Sud America, a registrare gli aumenti più drastici nella durata delle ondate di calore, l’Europa meridionale non ne è immune. Lo studio indica infatti che la durata tipica delle ondate di calore nelle regioni a latitudine media, come l’Europa meridionale, è relativamente breve, spesso solo uno o due giorni. Tuttavia, anche le regioni con aumenti complessivi minori rispetto ai tropici vedranno comunque un’accelerazione della durata delle loro ondate di calore più lunghe.
I ricercatori hanno scoperto che la scala di durata caratteristica, che controlla la probabilità di eventi di ondate di calore prolungate, aumenta in modo non lineare, approssimativamente in modo quadratico, con le variazioni di temperatura. Inoltre, per un dato aumento di questa scala di durata, la probabilità di durata delle ondate di calore aumenta in modo esponenziale, il che significa che le ondate di calore più lunghe e più rare hanno un aumento maggiore della loro probabilità relativa. Ciò implica quella che i ricercatori chiamano una “non linearità composta”.
Ad esempio, si prevede che il rischio di ondate di calore di una certa durata nell’Europa meridionale aumenterà in modo significativo, con rapporti di rischio per durate più lunghe che raggiungeranno fino a 15 volte i livelli storici. Ciò dimostra che, sebbene si sia osservato un aumento della frequenza dei picchi di calore giornalieri, la durata delle ondate di calore più estreme sta aumentando ancora più rapidamente. Questo aumento accelerato della durata delle ondate di calore estreme significa che l’Europa meridionale, insieme ad altre parti del globo, dovrà affrontare estati sempre più difficili. Questi risultati sottolineano l’urgenza di comprendere e prepararsi a un futuro in cui i periodi di caldo intenso non solo saranno più frequenti, ma dureranno anche molto più a lungo.
(Foto di George Chandrinos su Unsplash)
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