Nella discussione sul disegno di legge delega 1623, il governo propone di escludere la tutela della salute dalle materie per cui determinare i Lep. La Fondazione Gimbe, dalle pagine di Repubblica, mette in guardia dai rischi di questa operazione.
“I Livelli essenziali delle prestazioni (Lep) non coincidono con i Livelli essenziali di assistenza (Lea), né sul piano normativo né su quello sostanziale. La scelta del governo di equipararli, forzando l’interpretazione di una sentenza della Corte costituzionale, ha il chiaro obiettivo di accelerare l’attuazione dell’autonomia differenziata, destinata ancor più ad essere un moltiplicatore di diseguaglianze. I Lep sanitari devono essere definiti al pari di tutte le altre materie per non cristallizzare per legge differenze regionali già oggi inaccettabili, indebolire ulteriormente le Regioni del Mezzogiorno e gravare quelle del Nord con un eccesso di mobilità sanitaria”.
Cosa sono i Lea e i Lep
Questo il messaggio del presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, audito in Commissione Affari costituzionali del Senato nell’ambito dell’esame del disegno di legge delega n. 1623 per la determinazione dei Lep. I Lep – spiega Gimbe – sono l’insieme delle prestazioni e dei servizi che lo Stato deve garantire in modo uniforme su tutto il territorio nazionale per assicurare i diritti civili e sociali fondamentali delle persone, indipendentemente dalla Regione o dal Comune di residenza. I Lep sono previsti dall’articolo 117 della Costituzione, che attribuisce allo Stato la competenza esclusiva nel determinarli, anche se molte funzioni sono svolte da Regioni ed enti locali. I Lep riguardano tutti i diritti civili e sociali, ad esempio servizi sociali, istruzione, tutela della salute, trasporto pubblico locale, politiche abitative, servizi per l’inclusione sociale e lavorativa.
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(Foto di Markus Spiske su Unsplash)
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