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Il Ministero della giustizia italiano ha proposto una riforma per affrontare il grave problema del sovraffollamento delle carceri nel Paese, con l’obiettivo di creare fino a 15mila nuovi posti e ampliare le alternative alla detenzione. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato queste misure, affermando che una società giusta dovrebbe adeguare la capacità carceraria al numero di persone che devono scontare una pena. Il governo ha stanziato 758 milioni di euro per la creazione di quasi 10mila nuovi posti entro il 2027, con l’obiettivo di crearne altri 5mila nei prossimi cinque anni. Inoltre, un progetto di legge mira a consentire a un certo numero di detenuti con problemi di alcolismo o tossicodipendenza di scontare la pena in centri di riabilitazione, orientandoli verso il recupero piuttosto che verso la punizione, dato che quasi un terzo della popolazione carceraria italiana soffre di dipendenza da sostanze. Si prevede inoltre di prendere in considerazione gli arresti domiciliari o la libertà vigilata per un massimo di 10mila detenuti che stanno per finire di scontare la pena.

Tuttavia, l’attuale situazione all’interno del sistema carcerario italiano è descritta come critica e “senza respiro” dall’associazione Antigone. In Italia, i detenuti sono 62.986, mentre le strutture sono progettate per 47.289 persone, con un tasso di occupazione del 133%, uno dei più alti in Europa. Il rapporto di Antigone rivela che, su 189 istituti, solo 36 non sono sovraffollati, mentre 58 superano il 150% della loro capacità. In alcuni istituti, come San Vittore, Foggia e Lucca, la situazione è particolarmente grave. La capacità complessiva è diminuita di 900 posti in due anni, mentre il numero dei detenuti è aumentato di 5mila unità.

Questo sovraffollamento porta a condizioni di vita disumane: i detenuti spesso vivono in spazi inferiori a tre metri quadrati a persona. Molte celle sono sprovviste di riscaldamento, acqua calda e persino di servizi igienici adeguati che garantiscano la privacy. Queste condizioni contribuiscono a una crisi di salute mentale, segnata da un record storico di 91 suicidi nel 2024 e da un aumento del 4,1% degli episodi di autolesionismo. Il tasso di suicidi nelle carceri italiane è allarmante, essendo 25 volte superiore a quello della popolazione generale. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti umani, in particolare per i trattamenti inumani o degradanti dovuti ai regimi restrittivi prolungati e alle condizioni carcerarie generali.

La crisi si estende anche alle strutture minorili, dove 9 istituti su 17 sono sovraffollati, una situazione senza precedenti. Il numero di giovani detenuti è aumentato del 54% in due anni. Preoccupano anche l’uso eccessivo di psicofarmaci e la spesa elevata per sedativi e antipsicotici nelle carceri minorili.

Gli esperti suggeriscono che la costruzione di nuove carceri non è una soluzione efficace, in quanto gli aumenti di capacità registrati in passato non hanno ridotto il sovraffollamento. È necessario invece un approccio più strutturato, incentrato sulle cause profonde della detenzione e sul rafforzamento delle politiche sociali. Un atto di clemenza, come una grazia generale o un’amnistia per i reati minori, potrebbe consentire a circa 16mila persone di lasciare il carcere, fornendo un sollievo immediato al sistema. Molti detenuti, oltre 17mila, hanno meno di due anni da scontare e una parte rilevante di loro potrebbe potenzialmente accedere a misure alternative alla detenzione. È fondamentale porre l’accento sull’importanza della riabilitazione, i percorsi di reinserimento e il sostegno alle persone con sofferenze sociali o dipendenze, piuttosto che la sola punizione, per trasformare il sistema penale e ridurre la recidiva.

(Foto di Maryia Zmushko su Unsplash)

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