In un’epoca in cui il principio del “potere del più forte” sembra permeare ogni ambito della vita pubblica, si pone un interrogativo che riguarda anche l’universo della creatività: la cultura deve partecipare alla corsa al predominio o deve invece impegnarsi nel costruire qualcosa di diverso? Attualmente, l’Unione europea si trova di fronte a una svolta, poiché le massime autorità della diplomazia e della cultura europea, Kaja Kallas e Glenn Micallef (rispettivamente Alta rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza e Commissario per l’equità intergenerazionale, la gioventù, la cultura e lo sport), stanno lavorando alla stesura di una nuova strategia per le relazioni culturali internazionali. Questo processo solleva una questione fondamentale sul ruolo che l’Europa dovrebbe assumere nel mondo: mostrare la propria forza attraverso i propri traguardi artistici o utilizzare la collaborazione creativa per espandere i confini della possibilità e del dialogo.
All’interno di questo dibattito si possono distinguere due visioni contrapposte. La prima vede la cultura come uno strumento del potere, utilizzato per diffondere un’immagine positiva di sé e manipolare la percezione altrui. In questo approccio transazionale, la cultura, lo sport o la moda diventano mezzi per affermare la propria attrattiva e legittimità. Tuttavia, come evidenziato dall’editoriale pubblicato da EUobserver, risultare attraenti non è qualcosa che si possa imporre con la forza. In altre parole, la credibilità di un’immagine non dipende da chi la invia, ma dalla percezione di chi la riceve. Se il destinatario non riconosce verità o fiducia in quel messaggio, l’operazione fallisce.
La seconda visione, invece, interpreta l’impegno culturale come un’opportunità per costruire relazioni basate sul dialogo, la reciprocità e il rispetto reciproco. In questo modello, la cultura non è una risorsa da sfruttare, ma uno spazio in cui le persone possono connettersi, apprendere l’una dall’altra e mantenere aperti canali di comunicazione anche quando le relazioni politiche sono tese. Un esempio concreto di questo approccio è emerso durante un progetto in Etiopia, racconta l’articolo su EUobserver. Nel 2018, attraverso il sostegno di vari istituti culturali europei e dell’EUNIC, è stato possibile organizzare il primo festival di street art ad Addis Abeba. Non si è trattato di imporre un modello estetico europeo, ma di sostenere gli artisti locali nel loro bisogno di occupare gli spazi pubblici, favorendo la partecipazione e la solidarietà. Questo progetto, nato da una collaborazione paritaria, è cresciuto nel tempo fino a estendersi lungo la linea ferroviaria che collega l’Etiopia al Gibuti, dimostrando che la presenza costante e l’affidabilità sono molto più efficaci del successo immediato.
Affinché una strategia europea sia davvero efficace, tuttavia, il sostegno alle arti non deve tradursi in un controllo politico. È essenziale che il settore creativo e culturale goda di un’autonomia che lo mantenga a distanza dalle direttive governative. Se agli artisti e ai creativi viene garantita la fiducia e l’indipendenza necessarie, possono agire come veri ponti tra le società civili di tutto il mondo, esplorando soluzioni al servizio del bene comune. La forza dell’Europa risiede nella sua straordinaria diversità di lingue, tradizioni e storie, e la nuova strategia, secondo l’editoriale, dovrebbe riflettere proprio questo spirito di collaborazione pacifica e superamento dei confini.
In un contesto globale sempre più frammentato, guardare alla cultura come a uno strumento di diplomazia autentica, e non come a un mero asset di propaganda, è una sfida che riguarda non solo l’Unione europea, ma l’intera comunità internazionale. Il compito della cultura non dovrebbe essere quello di celebrare una pretesa egemonia, ma quello di coltivare quella capacità di ascolto e di mediazione che è, in fondo, la base stessa della nostra convivenza democratica.
(Foto di Debashis RC Biswas su Unsplash)
Questo articolo è solo un pezzetto
Scrivere ci piace, ma l’attività principale di Avis Legnano è la sensibilizzazione alla donazione di sangue. Per partecipare a questo progetto basta compilare il modulo d’iscrizione.
