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La gestione dei dati degli utenti su internet sta per affrontare una trasformazione strutturale che potrebbe semplificare l’esperienza di navigazione. Annunciata nel novembre 2025, la proposta legislativa europea denominata Digital Omnibus mira a correggere le storture del sistema attuale, che costringe gli utenti a un’interazione continua e spesso frustrante con i banner informativi. Secondo le stime della Commissione europea, le nuove regole sul “rifiuto con un clic” potrebbero far risparmiare circa 198 milioni di ore all’anno, riducendo drasticamente quella che i ricercatori definiscono “stanchezza da consenso”, che spinge l’utente ad accettare acriticamente ogni condizione pur di accedere rapidamente ai contenuti. Come analizzato in un’inchiesta di EUobserver, l’obiettivo è trasformare il consenso da un riflesso condizionato a una scelta consapevole e tecnicamente agevole.

Il funzionamento di gran parte dell’economia dei dati si regge oggi sull’uso dei cookie, piccoli file di testo memorizzati sui dispositivi per gestire informazioni e monitorare le attività degli utenti. Sebbene alcuni di essi siano indispensabili per il corretto funzionamento dei siti, molti altri fungono da strumenti per il monitoraggio del comportamento online a fini pubblicitari. La normativa europea vigente, composta dal GDPR e dalla direttiva e-Privacy, impone che il consenso sia libero e specifico, ma la pratica ha spesso aggirato questi principi attraverso l’uso di dark pattern, interfacce progettate intenzionalmente per guidare l’utente verso una scelta specifica, rendendo il rifiuto dei cookie molto più complesso e laborioso rispetto all’accettazione.

Molti siti web offrono un tasto per l’accettazione immediata, ma nascondono l’opzione di rifiuto dietro molteplici passaggi o menu secondari. Una delle criticità maggiori riguarda il ricorso al cosiddetto interesse legittimo (una base giuridica che permette il trattamento dei dati senza consenso esplicito per funzioni ritenute critiche o necessarie), spesso utilizzato in modo improprio per mascherare attività di marketing diretto. Alcune ricerche condotte presso l’Università di Utrecht hanno dimostrato che, anche quando l’utente seleziona il rifiuto totale nel primo livello del banner, molti cookie rimangono attivi proprio sotto questa etichetta, richiedendo un ulteriore e faticoso intervento manuale di deselezione nei livelli successivi dell’interfaccia.

Per superare queste barriere, la riforma punta a rendere il tasto di rifiuto totale immediatamente visibile, con una validità vincolante per almeno sei mesi. Tuttavia, l’innovazione tecnologica più rilevante riguarda i cosiddetti “segnali del browser” (browser signals, che permettono all’utente di impostare le proprie preferenze di privacy una sola volta a livello di sistema, trasmettendole automaticamente a ogni sito visitato. Questo sistema, ispirato a protocolli già sperimentati negli Stati Uniti, eliminerebbe la necessità di interagire con i singoli banner, garantendo che le preferenze di riservatezza siano rispettate in modo uniforme. Resta tuttavia il dubbio sulla capacità dei regolatori di verificare se le aziende si conformino effettivamente a tali segnali automatizzati o se continueranno a ignorare le scelte degli utenti.

Il successo della nuova normativa dipenderà inevitabilmente dalla capacità di vigilanza delle diverse autorità nazionali per la protezione dei dati, che presentano però profonde differenze di risorse. Molti esperti temono che, senza un rafforzamento delle capacità di intervento, le violazioni continueranno a essere perseguite solo in modo superficiale, lasciando spazio a nuove tecniche di elusione della legge che rendono il consenso puramente cosmetico.

Mentre l’Europa tenta di normare i cookie, l’industria pubblicitaria si sta già spostando verso tecnologie più difficili da individuare. È il caso del tracciamento lato server, un metodo in cui la raccolta dei dati avviene direttamente sui server del fornitore anziché sul dispositivo dell’utente, rendendo invisibile il monitoraggio al browser. Questa tecnica permette ai soggetti interessati ai dati di eludere molte delle responsabilità legali attuali. Se la nuova legislazione non sarà in grado di intercettare queste evoluzioni tecniche, il rischio è di risolvere il problema dei banner visibili lasciando però intatto il sistema sottostante di sorveglianza commerciale.

(Foto di Growtika su Unsplash)

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