Le Olimpiadi hanno un forte impatto ambientale, per varie ragioni: il maggiore consumo energetico aumenta le emissioni di gas serra, mentre le infrastrutture per le gare e i trasporti aumentano il consumo di suolo e il consumo idrico in territori già fortemente indeboliti dal cambiamento climatico. Ne scrive Scienza in Rete.
Le Olimpiadi uniscono i popoli, e in questo periodo in cui tutti vogliono farsi la guerra forse è un bene che ci siano. Certo, l’ideale sarebbe farle con molta più sobrietà, soprattutto dal punto di vista degli impatti ambientali. Questo confronto fotografico prima-dopo pubblicato da Altreconomia ne è la prova: grandi superfici naturali sono state quasi rase al suolo dai lavori per le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.
L’impatto sul consumo di suolo
In totale sono coinvolti 22mila chilometri quadrati tra Lombardia, Veneto e Trentino-Alto Adige, con questa distribuzione territoriale: area dolomitica di Bolzano 15%, area dolomitica di Trento 32%, area dolomitica veneta 22%, mentre il 31% è in Lombardia (i comuni più interessati sono Cortina d’Ampezzo, Livigno e Predazzo). Nell’ultimo rapporto (di ottobre 2025) sul consumo di suolo del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA) troviamo un capitolo dedicato alle Olimpiadi Milano-Cortina.
L’impatto stimato al momento delle analisi è di 59 ettari di consumo di suolo causato dai lavori per i giochi olimpici. Le analisi del rapporto fanno riferimento prevalentemente al periodo 2022-2024, visto che alcuni cantieri esistevano già nel 2022. Non rientra nella stima d’impatto, quindi, tutto ciò che è avvenuto dopo. Peraltro, gli interventi su superfici naturali o semi-naturali (trasformate in suolo artificializzato) classificati come reversibili sono tali perché in gran parte erano ancora in fase di realizzazione. Non sappiamo quindi quale sia lo stato di reversibilità oggi.
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(Foto di Eric Salard su flickr)
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