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L’intelligenza artificiale sta cambiando anche il mondo clinico e sanitario. Non prende decisioni al posto del medico, ma costruisce l’orizzonte entro cui quelle decisioni prendono forma. Ne scrive il Tascabile.

Proviamo a immaginare questa scena: siamo nello studio di un ambulatorio ospedaliero di medicina interna. Il monitor è acceso da qualche minuto. La cartella clinica digitale è completa: anamnesi, esami ematochimici, imaging, una serie di indicatori sintetizzati in grafici che scorrono ordinati sulla destra dello schermo. In basso, evidenziata in un riquadro discreto ma visivamente centrale, compare una raccomandazione: probabilità di beneficio elevata, rischio accettabile, consigliato l’avvio di una terapia anticoagulante in un paziente con fibrillazione atriale e profilo di rischio tromboembolico significativo. Il medico legge, rilegge, poi alza lo sguardo verso il paziente seduto di fronte a lui. La decisione, almeno formalmente, spetta ancora a lui.

Non c’è nulla di coercitivo in quel suggerimento. Nessun allarme rosso, nessun obbligo esplicito. Eppure, il peso che esercita è tangibile. Non perché imponga una scelta, ma perché la rende asimmetrica: accoglierla significa seguire una traiettoria già validata, statisticamente fondata, condivisa da un’infrastruttura che promette affidabilità; discostarsene richiede invece una giustificazione ulteriore, una deviazione consapevole che dovrà essere spiegata, forse difesa. In questo scarto silenzioso prende forma una nuova condizione della decisione clinica contemporanea: un atto che resta umano nella sua firma finale, ma che viene preparato, orientato e in parte anticipato da sistemi tecnologici sempre più pervasivi, come accade nei sistemi di supporto alle decisioni cliniche (CDSS, Clinical Decision Support Systems), software che analizzano dati sanitari e suggeriscono possibili decisioni terapeutiche, affiancando il giudizio clinico senza sostituirlo.

Scene come questa non sono eccezionali. Si ripetono quotidianamente in reparti ospedalieri, ambulatori, pronto soccorso. A volte il suggerimento arriva sotto forma di punteggio di rischio inteso come una stima numerica della probabilità che si verifichi un determinato evento clinico, altre come raccomandazione terapeutica, altre ancora come priorità di accesso a una procedura. Cambia l’interfaccia, non la logica sottostante: un insieme di modelli predittivi, regole apprese dai dati, correlazioni statistiche trasformate in indicazioni operative.

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(Foto di Marek Piwnicki su Unsplash)

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