L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ufficialmente dichiarato la fine dell'”emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale” per l’epidemia di mpox, citando un calo deciso dei casi e suggerendo che il peggio della crisi sia ormai alle spalle.
Tuttavia, si legge in un articolo su Science, dietro questo annuncio globale si nasconde una realtà più complessa. L’Africa Centres for Disease Control and Prevention (Africa CDC) ha infatti deciso di mantenere in vigore il proprio stato di emergenza. Come mai questo disaccordo? Per rispondere occorre fare un passo indietro.
L’mpox, una malattia virale debilitante e talvolta mortale, si trasmette spesso dagli animali selvatici, probabilmente i roditori, agli esseri umani. In passato, le epidemie si verificavano in aree remote e si estinguevano rapidamente, mentre oggi il virus si trasmette facilmente da persona a persona, causando una diffusione più vasta che raggiunge le aree urbane. La malattia provoca vesciche dolorose e può rivelarsi fatale, soprattutto per i bambini piccoli o gli adulti con un sistema immunitario compromesso.
L’aumento dei casi in tutta l’Africa ha spinto l’OMS a dichiarare, nell’agosto 2024, un’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC), il suo massimo livello di allarme, status che solo altre quattro malattie hanno meritato. Questa dichiarazione è arrivata mesi dopo che una variante rara ha iniziato a diffondersi nella Repubblica Democratica del Congo tra le lavoratrici del sesso e i loro clienti maschi, per poi infettare bambini e adulti nei paesi confinanti, che in precedenza non erano stati colpiti. Il virus aveva già provocato una precedente PHEIC a livello globale nel 2022, diffondendosi principalmente tra gli uomini che avevano rapporti sessuali con altri uomini e che si è conclusa nel maggio 2023, a seguito della distribuzione di vaccini e di campagne di sensibilizzazione.
Sulla base delle informazioni dettagliate contenute nel documento “Africa’s Mpox Emergency Status Downgraded by WHO” (L’OMS riduce lo stato di emergenza per il mpox in Africa), il 5 settembre 2024 il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha annunciato la fine dello stato di emergenza internazionale per l’epidemia di mpox in Africa. Questa decisione si basa sulle raccomandazioni di un comitato consultivo, a seguito della diminuzione del numero di casi di mpox in tutto il continente. I paesi con il numero iniziale più alto di casi, come la Repubblica Democratica del Congo, il Burundi, la Sierra Leone e l’Uganda, hanno registrato un calo costante. Ghebreyesus ha anche osservato che ora si ha una migliore comprensione dei fattori che determinano la trasmissione e dei fattori di rischio e che i Paesi più colpiti hanno sviluppato una buona capacità di risposta. Tuttavia, il direttore generale ha avvertito che la revoca della dichiarazione di emergenza non significa che la minaccia sia alle spalle, né che la risposta cesserà.
Contrariamente alla valutazione dell’OMS, il Centro africano per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) mantiene un livello di allerta più elevato. Un comitato di emergenza ha infatti raccomandato all’unanimità il mantenimento di quella che definisce un’emergenza sanitaria pubblica di sicurezza continentale. Nonostante l’agenzia abbia osservato che il numero di casi nel continente è diminuito del 52% tra luglio e agosto rispetto ad aprile e maggio, l’Africa CDC rimane seriamente preoccupata. I test per il virus sono descritti come sporadici, ma l’Africa ha registrato quest’anno oltre 100mila casi sospetti e più di 32mila casi confermati.
Inoltre, spiega a Science l’epidemiologo Yap Boum, nuovi Paesi come la Liberia, il Ghana e la Guinea stanno emergendo come focolai di mpox, richiedendo un’attenzione urgente per quanto riguarda la sorveglianza, il decentramento dei laboratori e la vaccinazione. Boum ha anche evidenziato le specifiche vulnerabilità all’interno della popolazione, sottolineando che le persone affette da HIV sono particolarmente a rischio di complicazioni potenzialmente letali da mpox, rischio che è stato ulteriormente aggravato dai tagli agli aiuti stranieri da parte degli Stati Uniti, che hanno ridotto l’accesso ai farmaci anti-HIV nei paesi dell’Africa subsahariana.
I paesi africani hanno inoltre riscontrato difficoltà nell’approvvigionamento dei vaccini. A oggi sono state somministrate circa un milione di dosi di vaccino in 12 paesi africani, ma la fornitura è risultata inferiore rispetto al fabbisogno. 2 milioni di dosi aggiuntive sono state consegnate ai Paesi, ma non sono ancora state somministrate alle persone che ne hanno bisogno.
(Foto di National Institute of Allergy and Infectious Diseases su Unsplash)
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