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Lo scambio di immagini intime di mogli, fidanzate e amanti su pagine web frequentate da migliaia di uomini è solo uno dei tasselli della violenza sistemica contro le donne. Una riflessione pubblicata su InGenere che parte dalla lingua e arriva al femminicidio passando per la cultura dello stupro e le molestie online.

Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2025 sono stati scoperti gruppi, chat e canali web in cui un numero altissimo di uomini si scambiava, indisturbato, foto di mogli ignare in momenti intimi, scatti rubati alle amanti e a sconosciute inconsapevoli, ma anche immagini di politiche e donne famose prese da internet.

Un’oggettivazione senza distinzione di identità, come se le donne in questione fossero merci di proprietà. Come se fossero oggetti da mostrare, trofei, e sui loro corpi si potesse commentare senza filtri rimanendo impuniti – le immagini correlate da commenti misogini, volgari.

Mentre si diffondono i dettagli sia sul gruppo Mia moglie su Facebook che sul sito web Phica, è emerso che per eliminare le foto postate ci fossero di mezzo delle estorsioni. Qualcuno ha iniziato a parlare di devianze, malattie psichiatriche – come quando si attribuisce un femminicidio a un raptus fuori dalla norma. In questa vicenda, è importante non perdere il punto centrale tra le varie interpretazioni discutibili: si tratta violenza di genere sistemica, una violenza che ha la forma di una piramide.

Per comprendere casi come questo dovremmo chiederci qual è la correlazione tra il persistente uso del maschile sovraesteso e gli incessanti episodi di violenza contro le donne, in quale modo l’invisibilità delle donne nei programmi di studio scolastici sia collegata ai casi di minacce, coercizione, stalking, abusi e molestie sessuali che quotidianamente ai danni delle donne vengono perpetrati.

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(Foto di Ruben C su Unsplash)

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