La crisi globale dei movimenti forzati non è più un’eccezione, ma è diventata uno stato permanente. È il messaggio lanciato dal report sul diritto d’asilo della Fondazione Migrantes. Questo scenario, alimentato da conflitti, violazioni dei diritti, crisi climatica e dall’ascesa di regimi autocratici, spinge oltre 117 milioni di persone a sradicarsi dalla propria casa, nonostante i dati mostrino un aumento dei “ritorni”, spesso in circostanze sfavorevoli.
Il rapporto critica la normalizzazione di pratiche un tempo considerate inaccettabili in un contesto democratico, oggi giustificate in nome della sicurezza e del controllo dei confini. L’emergenza è gestita come una condizione ordinaria, prevalentemente amministrata piuttosto che affrontata alla radice delle sue cause.
Il cuore della crisi, secondo il rapporto, risiede nella profonda ridefinizione delle politiche migratorie europee. L’asse si è spostato dal riconoscimento del diritto d’asilo — un principio garantito in Italia dall’articolo 10 della Costituzione — alla logica del contenimento e del controllo dei flussi.
Questa strategia si traduce nell’esternalizzazione degli obblighi giuridici a paesi terzi, come evidenziato dal protocollo Italia-Albania, un “laboratorio per l’estensione extraterritoriale del controllo”. Queste nuove proposte, attraverso l’applicazione della nozione di “Paese terzo sicuro” e procedure extraterritoriali, rischiano di introdurre surrettiziamente una limitazione geografica del diritto d’asilo, riducendo di fatto la responsabilità politica e morale dell’Unione europea. Si mette così in discussione la credibilità dei paesi membri come spazio giuridico fondato sulla centralità della persona e sul rispetto dei diritti.
A ciò si aggiunge la progressiva subordinazione della cooperazione internazionale allo sviluppo a obiettivi di sicurezza e controllo migratorio. I fondi europei vengono sempre più utilizzati per incentivare i paesi membri a contenere i flussi verso l’Europa e ad accettare accordi di riammissione, svuotando l’aiuto pubblico allo sviluppo della sua funzione originaria di riduzione della povertà e riaffermando logiche di interesse economico nazionale.
Il report analizza le conseguenze in Italia dirette di questo approccio. L’esperienza di diversi richiedenti asilo rivela le molteplici forme di esclusione e violenza del sistema di accoglienza, dove le lungaggini burocratiche e decisioni arbitrarie si traducono in una “vaporizzazione del diritto” e in una privazione della dignità personale.
Si riscontra una crescente subordinazione delle Commissioni territoriali per la protezione internazionale alle direttive governative. Attraverso schemi prestabiliti e procedure accelerate, l’ascolto individuale si riduce a un atto formale, portando a un’alta percentuale di rifiuti delle richieste (il 69,5% nel primo semestre 2025).
Allo stesso tempo, il sistema di accoglienza si basa sempre di più sui Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), che nel 2024 rappresentavano quasi il 70% delle strutture, a spese della rete ordinaria del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI), confermando che il sistema emergenziale continua a crescere a discapito di una gestione strutturata.
La vulnerabilità dei rifugiati si estende al piano economico. Una ricerca dell’agenzia ONU per i dirittu umani (UNHCR) specifica per l’Italia ha evidenziato che i beneficiari di protezione internazionale e temporanea raggiungono un tasso di povertà relativa del 67%, a fronte del 17% degli italiani. Questa cifra drammatica conferma il fallimento delle politiche di integrazione.
Infine, il report Migrantes pone l’attenzione sulle morti e le persone scomparse lungo le rotte migratorie, denunciando l’orrore dei corpi rimasti senza nome e l’inadeguatezza delle normative per i familiari.
(Foto di Neha Maheen Mahfin su Unsplash)
Col sangue si fanno un sacco di cose
Le trasfusioni di sangue intero sono solo una piccola parte di ciò che si può fare con i globuli rossi, le piastrine, il plasma e gli altri emocomponenti. Ma tutto dipende dalla loro disponibilità, e c’è un solo modo per garantirla.
