Mentre la Commissione europea annuncia che l’Unione europea è vicina a raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni nette di gas serra almeno del 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990, l’attenzione è già puntata sul prossimo traguardo fondamentale: l’obiettivo climatico per il 2040. La legge europea sul clima del 2021 incarica la Commissione europea di proporre questo obiettivo intermedio, basato sulle prove scientifiche più rilevanti e tenendo conto dei pareri del Comitato scientifico consultivo europeo indipendente sui cambiamenti climatici. Quest’ultimo, istituito per fornire orientamenti scientifici all’UE, ha pubblicato nel 2023 le sue raccomandazioni, delineando un percorso verso un’economia climaticamente neutra entro il 2050 che richiede transizioni rapide, inclusive e ben gestite.
Basandosi su un’ampia analisi scientifica, che include la valutazione di oltre mille potenziali scenari, il Comitato raccomanda all’Unione europea di puntare a una riduzione delle emissioni nette di gas serra del 90-95% entro il 2040 rispetto ai livelli del 1990.
Per raggiungere l’obiettivo entro il 2040, sarà necessario attuare trasformazioni sostanziali in tutti i settori, ma l’analisi individua diverse caratteristiche comuni tra i diversi scenari. Un elemento fondamentale è la decarbonizzazione quasi completa del settore energetico dell’UE entro il 2040. Ciò implica l’eliminazione graduale della produzione di energia elettrica da carbone entro il 2030 e da gas senza attenuazione (cioè senza l’implementazione di tecnologie di cattura e stoccaggio dell’anidride carbonica) entro il 2040, con un ampio ricorso all’impiego di energia eolica, solare e idroelettrica, che secondo le previsioni costituirà il 70-90% del mix energetico entro il 2040. Questo cambiamento porterà a una notevole riduzione delle importazioni nette di combustibili fossili.
Un altro aspetto cruciale è la significativa riduzione del consumo finale di energia, che dovrebbe diminuire del 20-40% entro il 2040 rispetto ai livelli attuali. Questa riduzione è in parte determinata dalla crescente elettrificazione, in particolare nel settore dei trasporti, poiché le tecnologie elettriche più efficienti stanno sostituendo quelle basate sui combustibili fossili, con una previsione di raddoppio della quota di elettricità nella domanda finale di energia entro il 2040.
Tuttavia, non tutte le applicazioni possono essere elettrificate, rendendo necessario potenziare i vettori energetici alternativi non fossili. L’idrogeno è considerato un’opzione in rapida crescita, anche se la sua diffusione varia a seconda degli scenari e potrebbe coprire dal 5 al 24% della domanda energetica finale entro il 2040. Anche l’uso della bioenergia varia: in alcuni scenari, viene incrementato per sostenere la decarbonizzazione nel settore dei trasporti pesanti, ma la sua provenienza sostenibile, considerando la concorrenza con la produzione alimentare e gli ecosistemi, è fondamentale.
Oltre al sistema energetico, il rapporto sottolinea la necessità di ridurre significativamente le emissioni di gas a effetto serra, in particolare quelle non derivanti da CO2, che provengono principalmente dall’agricoltura. Sebbene esistano opzioni tecnologiche e di gestione delle aziende agricole, le riduzioni significative sono spesso legate a cambiamenti comportamentali, come la diminuzione della domanda di bestiame e la conseguente riduzione delle emissioni di metano e protossido di azoto. Anche azioni come la riduzione degli sprechi alimentari e l’ottimizzazione dell’uso dei fertilizzanti azotati sono considerate misure importanti.
È importante notare che tutti i percorsi valutati per raggiungere la neutralità climatica dipendono dall’aumento della rimozione dell’anidride carbonica, sia con risorse naturali (come le foreste) sia attraverso tecnologie innovative come la bioenergia con cattura e stoccaggio del carbonio (BECCS) e la cattura e lo stoccaggio diretto dell’anidride carbonica dall’aria (DACCS). Sebbene il potenziale di rimozione dal suolo sia significativo, presenta dei limiti e degli impatti climatici futuri, mentre l’implementazione delle tecnologie deve affrontare grosse sfide in termini di investimenti e governance.
Il rapporto sottolinea che queste transizioni, sebbene impegnative, offrono numerose sinergie con gli obiettivi di sviluppo sostenibile, producendo benefici quali il miglioramento della salute grazie alla riduzione dell’inquinamento atmosferico, una maggiore sicurezza energetica grazie alla diminuzione delle importazioni di combustibili fossili e una minore pressione sulle risorse terrestri e idriche. I percorsi che danno priorità alla riduzione del consumo di energia e risorse naturali attraverso misure dal lato della domanda e stili di vita sostenibili tendono a offrire maggiori sinergie e a ridurre al minimo le interferenze con questi obiettivi più ampi. Per conseguire una transizione equa e inclusiva che tenga conto dei contesti locali, che coinvolga le parti interessate e che garantisca l’equità, è essenziale raggiungere questi benefici e mitigare i potenziali impatti negativi su gruppi specifici. Gli investimenti nell’innovazione sono fondamentali per ampliare le opzioni di mitigazione fattibili e accelerare la transizione.
(Foto di Martijn Baudoin su Unsplash)
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