Quando il braciere olimpico è stato acceso a Milano, il 6 febbraio 2026, solo 40 delle 98 opere infrastrutturali previste erano completate. In termini economici, quelle 40 opere rappresentano appena il 22% del valore totale del piano gestito da SIMICO (Società Infrastrutture Milano Cortina, la spa a partecipazione pubblica incaricata della realizzazione delle opere olimpiche): 783 milioni su 3,55 miliardi. Le restanti 58, del valore di 2,77 miliardi, erano incomplete, in alcuni casi ancora in fase di progettazione. Ventidue di esse – per un valore di circa 1,8 miliardi – saranno cantierizzate addirittura dopo l’inizio dei Giochi. A ricostruire i conti è un’inchiesta pubblicata da Ultimo Uomo e un’analisi di Paolo Pileri, ordinario di Pianificazione territoriale e ambientale al Politecnico di Milano, pubblicata su Altreconomia.
Il quadro è lontano dalle promesse del 2019. Il dossier di candidatura con cui l’Italia ottenne l’assegnazione dei Giochi a Losanna parlava di impianti già esistenti, di “moderazione e responsabilità finanziaria” e garantiva che non sarebbero state necessarie nuove infrastrutture di trasporto. I rappresentanti politici che sostennero la candidatura – tra cui l’allora sottosegretario Giancarlo Giorgetti (“Il governo non ci metterà nulla”) e l’allora vicepremier Luigi Di Maio (“Lo Stato non deve metterci un euro”), come ricostruisce il Fatto Quotidiano – promisero che lo Stato non avrebbe speso un euro. A distanza di sette anni, il conto complessivo si avvicina ai sette miliardi di euro.
La spesa si divide in due grandi voci. La prima riguarda l’organizzazione dei Giochi, in carico alla Fondazione Milano Cortina 2026: il budget iniziale era di circa 1,4 miliardi, interamente privati, ma è arrivato a 2 miliardi. A confermarlo è una relazione allegata dalla presidenza del Consiglio dei ministri al decreto con cui, nel giugno 2025, ha stanziato 328 milioni di euro di fondi pubblici per coprire i buchi di bilancio – cifra poi salita a 387 milioni in autunno. Una quarantina di milioni, secondo quanto riportato da Ultimo Uomo, sarebbero stati attinti dal fondo per il risarcimento delle vittime di mafia e violenze sessuali.
La seconda voce riguarda le opere pubbliche: altri 4-5 miliardi, che portano il totale a quasi 7 miliardi. Gli scostamenti rispetto alle previsioni iniziali sono in alcuni casi difficili da giustificare. L’impianto di biathlon ad Anterselva era preventivato a 4,7 milioni: ne costerà 55. A Bormio si era stimata una spesa di 7 milioni, diventati 78. A Livigno i 20,7 milioni previsti sono diventati 160. La pista da bob “Eugenio Monti” di Cortina – realizzata abbattendo un bosco di larici alle pendici delle Tofane, su un’area su cui lo stesso Comitato olimpico internazionale aveva espresso perplessità – è passata da 47 a 133 milioni, e rischia di diventare una struttura inutilizzata: i praticanti di bob, skeleton e slittino in Italia sono poche decine.
Oltre ai costi economici, resta aperta la questione ambientale. Sul portale Open Milano Cortina 2026, che dovrebbe garantire trasparenza sullo stato dei lavori, non compare alcuna informazione sul consumo di suolo, sulle emissioni di CO2, sugli abbattimenti di alberi o sulla perdita di biodiversità. Delle 98 opere censite, 57 (pari al 58,2% del totale) hanno saltato qualsiasi forma di Valutazione di impatto ambientale (VIA, la procedura amministrativa con cui si valutano preventivamente gli effetti di un’opera sull’ambiente); otto sono state avviate nonostante un giudizio di impatto negativo.
Come osserva Pileri su Altreconomia, questo contraddice apertamente la narrazione di “Olimpiadi a impatto zero” con cui la candidatura era stata presentata.
A Giochi terminati si sono aperti diversi fronti. Sul piano giudiziario, la procura di Milano ha in corso indagini su appalti e assunzioni, ma l’attività della Fondazione è stata in buona parte sottratta al controllo giudiziario da una nota interpretativa del governo del 2024 che ne ribadisce la natura privata; sarà la Corte costituzionale a stabilire se quell’intervento fu legittimo. Sul piano contabile, la Corte dei conti ha già espresso allarme sui bilanci in perdita della Fondazione: dal 2020 al 2024 i passivi accumulati ammontano a 150 milioni di euro.
SIMICO ha ottenuto una proroga della propria attività fino al 31 dicembre 2033 – una formalizzazione implicita del fatto che il piano non sarà completato entro il 2026. Alcune delle infrastrutture più costose, come la variante di Cortina (677 milioni) e quella di Vercurago (310 milioni), non saranno pronte prima del 2032-2033.
Resta infine la questione della gestione futura degli impianti. La pista da bob di Cortina ha già costi di mantenimento stimati in circa 700mila euro all’anno. Il precedente di Torino 2006, dove la pista da bob di Cesana Pariol e i trampolini di Pragelato sono stati abbandonati, e l’Agenzia Torino 2006 non è ancora stata liquidata vent’anni dopo, non è incoraggiante.
(Foto di Ryan Fleischer su Unsplash)
Può funzionare ancora meglio
Il sistema trasfusionale italiano funziona grazie alle persone che ogni giorno scelgono di donare sangue, per il benessere di tutti. Vuoi essere una di quelle persone?
