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Nel 2023 quasi 16 milioni di persone (15.946.091) sono state invitate ad eseguire un test di screening, ma solo 6,9 milioni (6.915.968) hanno aderito. In questo modo, si è persa l’occasione di individuare precocemente oltre 50 mila tumori. Ne ha scritto Repubblica, sulla base di un’analisi della fondazione Gimbe.

La metà delle donne che dovrebbero sottoporsi allo screening per il tumore del seno e della cervice uterina non si presenta all’appuntamento. Peggio ancora le percentuali di coloro che non si sottopongono a quello per il tumore del colon retto: oltre il 65%. Nel 2023, milioni di cittadini non hanno ricevuto o, molto più spesso, hanno ignorato l’invito a sottoporsi a uno screening oncologico gratuito, soprattutto nelle Regioni del Mezzogiorno. Risultato: non sono stati intercettati oltre 50mila casi di tumore o di lesioni precancerose.

Lo ha calcolato la Fondazione Gimbe sulla base dei dati del Report dell’Osservatorio Nazionale Screening (Ons)- network che monitora gli screening oncologici offerti dal Servizio Sanitario Nazionale (Ssn). “Nel 2023 – spiega il Presidente Nino Cartabellotta – la mancata adesione ai programmi di screening organizzati non avrebbe consentito di identificare circa 10.900 carcinomi della mammella, di cui quasi 2.400 invasivi di piccole dimensioni; di quasi 10.300 lesioni pre-cancerose del collo dell’utero; e per il colon-retto di oltre 5.200 tumori e quasi 24.700 adenomi avanzati. Complessivamente si tratta di oltre 50 mila lesioni la cui identificazione avrebbe consentito di avviare il percorso per una diagnosi precoce e, ove necessario, per una terapia efficace”.

Cosa prevedono gli screening

Gli screening oncologici inclusi nei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), che tutte le Regioni sono tenute a offrire gratuitamente, prevedono: la mammografia per le donne tra i 50 ed i 69 anni, lo screening del tumore della cervice uterina per le donne tra i 25 ed i 64 anni e quello colon-rettale per donne e uomini tra i 50 ed i 69 anni. In alcune Regioni non sottoposte a “piano di rientro”, grazie a dei fondi extra, le fasce di età sono state ampliate: lo screening mammografico viene esteso anche alle donne tra i 45 e i 49 anni e tra i 70 e i 74 anni e quello colon-rettale alla fascia di età 70-74.

“Complessivamente – afferma Cartabellotta – nel 2023 quasi 16 milioni di persone (15.946.091) sono state invitate ad eseguire un test di screening, ma solo 6,9 milioni (6.915.968) hanno aderito, con marcate differenze di adesione sia fra i tre programmi sia, soprattutto, tra Regioni e macro-aree del Paese”.

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(Foto di Edward Jenner su Pexels)

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