Skip to main content

Per la prima volta nella su storia, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) avrà un presidente africano. Per il quinquennio 2017-2022 è stato infatti eletto nel corso dell’ultima Assemblea (che si è conclusa il 31 maggio a Ginevra) il 52enne etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus. Si tratta di un personaggio che vanta esperienza in campo accademico e della ricerca, ma ha anche un profilo politico di grande spessore, essendo stato ministro della Salute in Etiopia dal 2005 al 2012. Come riporta Quotidiano Sanità, Tedros (per semplicità useremo il nome di battesimo) si è distinto proprio in questo ruolo per le modalità con cui è riuscito a intervenire nella complessa realtà sanitaria del suo Paese: «È stato nominato anche dalla rivista inglese Wired Magazine come una delle 50 persone in grado di cambiare il mondo nel 2012. La rivista ha scritto: “Tedros ha utilizzato tecniche innovative per salvare la vita di milioni di etiopi. Piuttosto che costruire ospedali costosi, ha istituito programmi per formare 35.000 operatori sanitari da inviare a fornire assistenza in quasi tutte le comunità di tutta l’Etiopia, specialmente a donne e bambini, che sono spesso i più vulnerabili e meno abbienti. Il risultato è che le donne hanno ora accesso alla pianificazione familiare e sono in grado di decidere sui loro figli, che hanno acquisito così maggior speranza di vita anche grazie a vaccini e trattamenti per malattie mortali come la polmonite, la malaria e la diarrea. In cinque anni, il suo lavoro ha ridotto il tasso di mortalità dei bambini etiopi sotto i cinque anni del 28 per cento”».

Tra i suoi obiettivi principali, Tedros indica l’universalità delle cure essenziali, sopratutto nelle aree più depresse del pianeta. «È inaccettabile – ha detto – che una persona su 17 non abbia ancora accesso ai servizi sanitari essenziali. Obiettivo del mio mandato sarà cambiare questa situazione». Altri obiettivi indicati durante la sua campagna per arrivare all’elezione sono stati: un «rafforzamento della capacità delle autorità nazionali e delle comunità locali a rilevare, prevenire e gestire emergenze sanitarie, tra cui la resistenza antimicrobica e gestire in modo più efficace gli effetti sulla salute della popolazione di massa della mobilità generale». E ancora: concentrare gli sforzi affinché donne, bambini e adolescenti siano al centro della salute globale; dare sostegno alle autorità sanitarie nazionali per studiare e affrontare gli effetti del cambiamento climatico sulla salute. C’è poi un ulteriore punto che andrà affrontato, e riguarda la struttura stessa dell’Oms: «Costruire l’Oms in un modo più efficace e trasparente e renderlo agenzia responsabile, indipendente, scientifica e innovativa, i cui risultati siano focalizzati e mirati ai problemi della salute. Ciò richiederà un nuovo equilibrio di riforme e stabilità dell’organizzazione».

Come rileva Nicoletta Dentico su Sbilanciamoci.info, negli ultimi anni l’Oms sta attraversando momenti difficili a livello di immagine, anche a causa degli errori e dei ritardi nella gestione di alcune gravi emergenze che hanno colpito vaste aree. «Il combinato disposto della riforma manageriale dell’Oms (ancora in atto dal 2011), della devastante epidemia di Ebola in Africa occidentale (2014-2015) e del pericoloso virus Zika che dall’America Latina è risalito fino ai paesi dell’America Centrale e agli Stati Uniti (2015-2016), ha fortemente contribuito a rimodulare negli ultimi anni la strategia dell’Oms. Più volte la capacità d’impatto dell’agenzia è stata messa in discussione in particolar modo dai paesi donatori, alle cui scelte programmatiche tuttavia è vincolato l’80 per cento del finanziamento dell’Oms, a discapito di attività rispondenti al mandato normativo, vitali per l’autorevolezza e la rilevanza dell’organizzazione».

Il mandato di Tedros si preannuncia dunque molto delicato, non solo per le grandi sfide e gli ambiziosi obiettivi relativi alla salute mondiale, ma anche perché l’Oms sta vivendo una crisi di autorevolezza e di fondi: «Come un personaggio in cerca di autore – scrive Dentico –, l’Oms oggi si dimena in cerca di una nuova appetibilità che le porti prestigio di risposte misurabili nel breve tempo e, così, fondi per colmare il buco finanziario che la depotenzia (500 milioni di dollari solo nel 2017)».

Altre questioni rilevanti sono costituite dai rapporti tra l’Oms e gli attori commerciali del settore sanitario. Un argomento fondamentale per stabilire i rapporti di forza tra le dinamiche del mercato e il diritto alla salute: «Il tema che potremmo definire dei determinanti commerciali della salute e la crescente prevalenza su scala globale di malattie croniche come il diabete e l’obesità, e quello tutto da verificare dei rapporti fra Oms e attori non statali – il mondo del settore corporate globale e i potenti attori del filantrocapitalismo (Bill Gates e non solo). Per non parlare della vecchia e sempre spinosa questione dell’accesso ai farmaci essenziali: una liturgia di risoluzioni e raccomandazioni che ancora oggi, dopo venti anni, il segretariato dell’Oms spinge sotto il tappeto come la polvere, per non irritare sensibilità di Paesi influenti. Intanto, il prezzo dei nuovi farmaci svetta sempre più in alto, e le condizioni dell’accesso si restringono, questa volta anche nei Paesi ricchi».

Fonte foto: flickr

Privacy Preference Center