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Spesso tendiamo a immaginare gli scienziati come figure distaccate dal caotico mondo delle emozioni umane. Al contrario, provare sentimenti profondi verso il futuro del nostro pianeta non è una debolezza, bensì un prerequisito per l’onestà scientifica. La scienziata della Terra Kate Marvel sostiene proprio questo, dichiarando nel suo ultimo libro un fondamentale “conflitto di interessi riguardo alla Terra: tutte le persone che amo vivono qui”. Secondo Marvel, di fronte a un clima in rapido cambiamento, fingere di non provare nulla è un fallimento profondo dell’impegno scientifico verso la verità. Fingere indifferenza non ci renderebbe più obiettivi, ma meno onesti.

Anche se l’umanità fermasse oggi tutte le emissioni di gas serra, scrive Marvel, una parte importante del cambiamento climatico sarebbe comunque inevitabile. I sistemi che cambiano più lentamente, come gli oceani e le calotte polari, stanno ancora manifestando i segni del riscaldamento che abbiamo già causato. Questo riscaldamento “inevitabile” implica che alcune perdite siano ormai altrettanto inevitabili, ed è un fatto che non colpisce solo come dato astratto, ma anche come un dolore personale.

Nonostante la situazione sia desolante, la storia ci offre esempi della capacità umana di apportare cambiamenti sociali rapidi e su larga scala. Ciò testimonia che la speranza non è un sentimento passivo, bensì una scelta volta all’azione, spesso guidata dalla lotta di individui dediti alla causa contro forze apparentemente troppo potenti.

Basti pensare al lavoro di Thomas Midgley Jr., lo scienziato che ha dato al mondo due delle sue invenzioni più distruttive: la benzina al piombo e i clorofluorocarburi (CFC). La sua prima invenzione ha avvelenato milioni di bambini, ma i suoi pericoli sono stati nascosti per decenni da un’industria che insisteva sul fatto che il piombo fosse sicuro. Ci sono voluti decenni di lotta solitaria da parte dello scienziato Clair Patterson per dimostrare che il piombo si stava accumulando a livelli tossici in tutto il pianeta. La sua tenacia, nonostante gli attacchi dell’industria, ha infine portato al divieto globale della benzina al piombo, salvando milioni di vite.

La seconda invenzione, i CFC, ha creato un buco nello strato di ozono che protegge il pianeta. L’industria chimica ha avanzato le stesse argomentazioni sulla rovina economica che oggi vengono utilizzate per ritardare l’azione sul clima. Eppure, nel 1987, il mondo si è unito sotto il Protocollo di Montreal, riuscendo a vietare le sostanze chimiche nocive. Il buco nell’ozono si sta ora riducendo. Ciò ci ricorda che siamo in grado di trovare soluzioni ai problemi che causiamo.

Un altro mondo non solo è possibile, ma sta già prendendo forma. La rabbia per gli inganni del passato e il dolore per le perdite future sono reazioni non solo valide, ma necessarie per affrontare la crisi climatica. Tuttavia, non rappresentano la fine della storia. Questa ci insegna che il nostro futuro collettivo non è predeterminato e che in passato abbiamo già risolto problemi su scala planetaria. Le leggi della fisica stabiliscono i limiti della nostra realtà: più ci sono gas serra, più il mondo si riscalda. Queste leggi non ci dicono però cosa dobbiamo fare. La storia che scriviamo entro quei limiti fisici dipende, in ultima analisi, da noi. L’unica domanda che rimane è: quale ruolo sceglieremo di ricoprire?

(Foto di Vimal S su Unsplash)

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