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Avete mai esitato a controllare le spese accumulate sulla carta di credito o rimandato una visita medica che avreste dovuto fare da tempo? La maggior parte di noi, almeno una volta nella vita, ha scelto di ignorare informazioni facilmente accessibili. Questo comportamento umano, noto come “evitamento delle informazioni” (dall’inglese information avoidance), è un fenomeno curioso nel nostro mondo, in cui dispositivi smart e servizi online offrono un accesso senza precedenti ai dati personali. Se “la conoscenza è potere”, come dice il proverbio, è curioso che così spesso scegliamo di rinunciarvi.

Come spiega un articolo su Psyche, la ricerca conferma che non si tratta solo di aneddoti. Uno studio condotto su studenti universitari ha rivelato che i partecipanti evitano le informazioni in almeno un contesto in oltre il 30% delle loro giornate, soprattutto quando si tratta di denaro, notizie o attività fisica. Ciò suggerisce che molte persone evitano le informazioni in misura moderata, mentre altre lo fanno frequentemente.

Ma perché scegliamo attivamente di non sapere? Gli esperti individuano tre ragioni principali.

Proteggere una convinzione esistente. Le persone spesso evitano le informazioni che potrebbero mettere in discussione le loro convinzioni. Ad esempio, un investitore esperto potrebbe evitare di controllare il proprio portafoglio azionario quando il mercato è in calo, così da preservare la propria immagine di investitore esperto e non vedere le potenziali perdite. Questo spiega anche perché le persone tendono a preferire fonti di informazione in linea con le proprie opinioni politiche, che confermano le loro convinzioni.

Evitare un’azione indesiderata. A volte, conoscere la verità costringerebbe a cambiare il proprio comportamento in modo scomodo. Un esempio classico è quello di una persona che presenta sintomi simili al COVID e che sceglie di non sottoporsi al test, così da non doversi isolare e cancellare un viaggio programmato. Allo stesso modo, uno studio ha rilevato che il 63% dei partecipanti non voleva conoscere il contenuto calorico di una torta per non sentirsi in colpa se l’avesse mangiata.

Regolare le emozioni. L’evitamento delle informazioni è spesso una strategia per gestire i sentimenti. Le persone tendono a evitare le informazioni quando stanno già provando emozioni negative, come tristezza o rabbia, perché temono che queste possano farle sentire ancora peggio. Al contrario, dopo un periodo di intense emozioni positive, potrebbero evitare le informazioni che potrebbero riportarle al loro stato iniziale.

Oltre a queste motivazioni, contribuiscono anche altri fattori. Le persone potrebbero evitare le informazioni se se ne sentono sopraffatte o se hanno bisogno di una pausa dal flusso costante di notizie. C’è anche la tendenza a evitare informazioni preoccupanti, come il rischio di una malattia, se non ci si sente in grado di controllare la situazione. In maniera Al contrario, il desiderio percepito dagli altri può influenzare le nostre scelte: le persone potrebbero essere più propense a sottoporsi al test per il COVID-19 se credono che amici o familiari lo desiderino

Sebbene scegliere l’ignoranza possa sembrare innocuo, come mangiare un pezzo di torta in più, questo comporta rischi significativi. Può per esempio portare a trascurare questioni di salute o a sostenere, inavvertitamente, aziende che adottano pratiche non etiche. Su larga scala, evitare costantemente le informazioni che contraddicono le proprie convinzioni alimenta la polarizzazione politica, rafforzando i punti di vista estremi e rendendo difficile il dialogo. La capacità di evitare determinate informazioni in modo così semplice riflette spesso un certo grado di privilegio, perché chi è direttamente colpito da difficoltà finanziarie o politiche non può ignorarle facilmente. Tuttavia, evitare le informazioni non è sempre dannoso. Allontanarsi dal “doomscrolling”, ovvero il consumo costante di notizie negative, può migliorare il benessere mentale e ridurre l’ansia. In alcuni scenari, gli effetti negativi dell’evitamento possono essere trascurabili, soprattutto se non si può fare nulla per cambiare il risultato. La domanda cruciale è se l’informazione sia “attuabile”. Se conoscere una determinata informazione può fare la differenza per la propria salute, le proprie finanze o la soluzione di questioni sociali, allora potrebbe valere la pena affrontarla, anche quando l’istinto spingerebbe a distogliere lo sguardo.

(Foto di Joel Lee su Unsplash)

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