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Siamo abituati a conoscere il passato attraverso la vista – osservando dipinti, fotografie o reperti – e talvolta attraverso l’udito o il tatto. Tuttavia, raramente utilizziamo l’olfatto, il nostro senso più antico e primordiale, per interagire con la storia. Come sottolineato dal chimico Matija Strlič, ricercatore presso il Laboratorio di Scienze del Patrimonio dell’Università di Lubiana, intervistato su Knowable Magazine, perdere gli odori storici significa perdere l’intimità del rapporto tra l’essere umano e gli oggetti del passato. Oggi, un gruppo interdisciplinare di scienziati sta lavorando per cambiare questa dinamica, combinando chimica, etnografia e storia per documentare e ricostruire l’eredità olfattiva dell’umanità.

Uno dei progetti più significativi in questo campo ha riguardato la storica biblioteca della Cattedrale di St. Paul a Londra. Prima di un importante restauro, i ricercatori hanno deciso di “salvare” il profumo distintivo della collezione, che comprende volumi risalenti fino al dodicesimo secolo. Per farlo, hanno utilizzato la gascromatografia-spettrometria di massa, una tecnica analitica che permette di separare, identificare e quantificare le singole molecole chimiche presenti in un campione di aria. Analizzando i composti organici volatili (le sostanze chimiche che evaporano facilmente a temperatura ambiente e che noi percepiamo come odori), il team ha identificato molecole come l’esanale e la benzaldeide, rilasciate dalla carta mentre si degrada. Incrociando questi dati con le descrizioni di “nasi” umani – che hanno definito l’odore come legnoso, affumicato e vanigliato – è stata creata una vera e propria ricetta chimica che permetterà di ricreare il profumo dei libri antichi.

La scienza olfattiva permette di spingersi ancora più indietro nel tempo, fino a migliaia di anni fa. Uno studio pubblicato nel 2025 ha analizzato nove mummie dell’Antico Egitto per ricrearne il profumo, che sarà disponibile per i visitatori del museo egizio del Cairo a partire dal 2026. Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, l’odore di un corpo mummificato non è sgradevole: gli egizi utilizzavano infatti una vasta gamma di oli aromatici, resine e spezie. Attraverso l’analisi dell’aria all’interno dei sarcofagi, gli scienziati hanno isolato fragranze di incenso, mirra, cannella e oli di conifere. Questi profili olfattivi non hanno solo un valore espositivo, ma servono ai conservatori come metodo di ricerca non invasivo per valutare lo stato di degradazione dei reperti e identificare gli ingredienti originali dell’imbalsamazione senza danneggiare i tessuti.

Mentre gli oggetti offrono un punto di partenza fisico, molti odori storici non sono sopravvissuti in forma materiale. Il progetto europeo Odeuropa ha affrontato questa sfida utilizzando l’intelligenza artificiale per scansionare archivi digitali e testi storici in sette lingue diverse. Attraverso questo database di oltre due milioni e mezzo di riferimenti, i ricercatori hanno ricostruito i cosiddetti smellscapes (paesaggi olfattivi complessi che descrivono l’odore di un intero ambiente o di un evento storico), come i canali di Amsterdam nel diciassettesimo secolo o la battaglia di Waterloo. È stato persino ricreato l’odore dell’inferno così come veniva descritto nei sermoni del sedicesimo secolo, un mix punitivo di zolfo e note di decomposizione. Queste ricostruzioni aiutano a inquadrare la storia non più come una sequenza di fatti distanti, ma come un’esperienza sensoriale vivida e coinvolgente.

La percezione di un odore è intrinsecamente soggettiva, poiché il cervello elabora le molecole non solo per ciò che sono, ma in base alla nostra storia personale. Dal punto di vista evolutivo, l’olfatto gode di un accesso prioritario ad aree come l’amigdala e l’ippocampo (le regioni del cervello responsabili dell’elaborazione delle emozioni e della memoria a lungo termine), il che spiega perché i ricordi scatenati dai profumi siano così vividi e carichi di significato emotivo. Portare gli odori nei musei e nelle gallerie d’arte aumenta drasticamente il tempo che i visitatori trascorrono davanti alle opere: nel caso di un esperimento al Museo del Prado di Madrid, la presenza di fragranze ha portato il pubblico a soffermarsi davanti a un dipinto per oltre tredici minuti, contro una media abituale di pochi secondi. La salvaguardia di queste tracce invisibili rappresenta dunque un impegno scientifico essenziale per restituire completezza alla nostra cultura storica, garantendo che la memoria umana non venga privata della sua dimensione più intima e profonda.

(Foto di Dmitrii Zhodzishskii su Unsplash)

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