Le commissioni parlamentari svolgono un ruolo centrale nella vita legislativa del Paese, e proprio per questo la loro attività dovrebbe essere trasparente sotto ogni aspetto. Purtroppo non è così, in particolare per quanto riguarda due questioni fondamentali: le indennità percepite da presidenti, vicepresidenti e segretari di ogni commissione (al momento ce ne sono 60 attive) e la accountability dei suoi membri, ossia le presenze, le votazioni, gli interventi e le iniziative dei vari componenti. Questo perché la normativa non prevede una messa a verbale dettagliata per ogni commissione (se non quando si riuniscono in sede redigente o deliberante), lasciando quindi una certa discrezionalità di azione, almeno sulle due questioni elencate più su. Su OpenBlog sono stati pubblicati alcuni articoli che spiegano nel dettaglio come si presenta il panorama delle commissioni parlamentari.
Innanzitutto ci sono quelle permanenti, che sono 14 alla Camera e altrettante in Senato. Esercitano un’attività praticamente speculare, essendo espressione del bicameralismo perfetto. Ogni proposta di legge infatti, prima di arrivare alla discussione nell’aula parlamentare, viene esaminata nella commissione competente. Anzi, in certi casi (quando la commissione si riunisce in sede deliberante), il voto finale delle due commissioni omologhe (nelle rispettive aule parlamentari) è sufficiente per decretare l’approvazione della legge in esame. Si capisce dunque l’importanza di questi organi e il perché delle tensioni che talvolta si producono tra le forze politiche quando c’è da nominarne i componenti. Continuando la carrellata delle commissioni attive in questa legislatura, ci sono poi quelle bicamerali, che hanno una composizione mista, e sono 13. Camera e Senato hanno inoltre la possibilità di costituire nuove commissioni con competenze e durata stabilite: attualmente sono 5.
Vi sono poi le commissioni d’inchiesta, istituite di solito in seguito a fatti particolarmente gravi, o che richiamano una certa attenzione mediatica. Tra Camera, Senato e bicamerali se ne contano 14. E si arriva a 60. Non c’è dubbio che molte di queste commissioni svolgano un ruolo fondamentale, anche se talvolta c’è la tendenza a costituire commissioni d’inchiesta con troppa fretta, per dare “un segnale al Paese”, senza che poi si concluda molto. Basti pensare che tra queste è ancora in attività la commissione bicamerale “Sul rapimento e la morte di Aldo Moro”. A volte poi gli argomenti risultano troppo ampi e dunque difficili da affrontare da parte di un gruppo ristretto di persone: ci sono per esempio commissioni “sul fenomeno delle mafie” e “sul ciclo dei rifiuti”.
Come dicevamo in apertura, non ci sono notizie chiare sulle indennità dei ruoli di coordinamento delle commissioni, e manca trasparenza sulla loro attività in generale: «Non ci sono dati uniformi su presenze, votazioni, lavoro svolto e documenti prodotti, rendendo impossibile tracciare in maniera completa quanto succede. Questo rappresenta non solo un problema per l’accountability politica di certe decisioni, ma anche perché non permette ai cittadini di informarsi in maniera esaustiva sul complesso lavoro dei nostri eletti».
Vista l’importanza del ruolo, essere nominati in una commissione è diventato centrale per le sorti del singolo parlamentare, così come del gruppo di cui fa parte. «Se in linea di principio la produttività dei parlamentari potrebbe esprimersi al meglio presentando disegni di legge e lavorando per farli approvare – scrive OpenBlog –, in realtà ormai quello che conta è essere nominati relatori dei provvedimenti proposti dal governo. Di solito il ruolo di relatore viene affidato a chi già ricopre incarichi chiave, che possono essere di tue tipi: istituzionali e politici. Nella prima categoria rientrano i presidenti e vice presidenti di commissione».
Nel segnalare questa anomalia istituzionale, diamo spazio anche a una campagna avviata da OpenPolis per chiedere trasparenza sul lavoro delle commissioni. La campagna si chiama Parlamento casa di vetro e chiede una cosa molto semplice: «L’introduzione del voto elettronico e del resoconto integrale nelle commissioni parlamentari. In questo modo saranno finalmente rese pubbliche informazioni basilari come presenze, discussioni e votazioni».
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