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Nonostante i numerosi tentativi di riformare e armonizzare la legislazione europea in materia di migrazione e asilo, la situazione sul campo rimane difficile. Come spiega il periodico Homeless in Europe Magazine, l’Unione Europea si è trovata ad affrontare nuove sfide, dalla guerra in Ucraina che ha spinto oltre quattro milioni di persone a stabilirsi nei Paesi UE dal febbraio 2022, all’intensificarsi dei conflitti a livello globale che ha portato a un numero record di richiedenti asilo provenienti da Siria, Venezuela, Afghanistan e Palestina. Tuttavia, invece di promuovere la sicurezza, le politiche attuali e la loro attuazione spesso creano barriere che spingono le popolazioni vulnerabili nella precarietà e nell’indigenza. Questo fenomeno non è casuale, ma è il risultato prevedibile di scelte politiche deliberate e di quadri legislativi che hanno portato gruppi di difesa dei diritti come la FEANTSA ad affermare che, per porre fine a questa situazione, è necessario un approccio universale che riconosca l’alloggio come un diritto umano fondamentale per tutti, indipendentemente dallo status di residenza.

In tutta Europa, i Paesi stanno affrontando la complessa intersezione tra migrazione, asilo e senzatetto. Il Belgio, per esempio, dal mese di ottobre 2021 nega sistematicamente ai richiedenti asilo il loro diritto legale all’alloggio, costringendo migliaia di persone a vivere per strada per mesi.

I migranti irregolari si trovano in una situazione altrettanto grave e rappresentano una percentuale crescente della popolazione senza fissa dimora in città come Bruxelles, Lisbona e in tutta la Francia. Questi individui si trovano ad affrontare una combinazione di ostacoli legali, amministrativi, sociali ed economici nell’accesso all’alloggio, inclusa l’esclusione dagli alloggi sociali e dai rifugi pubblici a causa dei requisiti burocratici e la discriminazione diffusa da parte dei proprietari. Le condizioni di sfruttamento, i prezzi gonfiati per alloggi al di sotto degli standard e il timore di essere scoperti spingono molti verso soluzioni abitative informali e non protette. La criminalizzazione della solidarietà aggrava ulteriormente queste difficoltà: i proprietari rischiano conseguenze legali per aver affittato a migranti irregolari. La legislazione UE proposta, come il regolamento sul rimpatrio, potrebbe aggravare questa situazione di vulnerabilità, consentendo la detenzione di chi non ha un indirizzo fisso e imponendo l’obbligo di segnalazione ai lavoratori del settore pubblico, scoraggiando così i migranti dal ricorrere ai servizi essenziali.

L’impatto psicologico di queste esperienze è profondo e non può essere sottovalutato. Molti migranti, infatti, arrivano in Europa dopo aver subito gravi traumi fisici e psicologici, tra cui torture, e subiscono ulteriori traumi durante il viaggio e all’arrivo, a causa delle difficili condizioni di accoglienza. Spesso questi problemi vengono notati solo dopo anni di vessazioni, a causa della mancanza di un alloggio stabile e dell’isolamento sociale in contesti istituzionali che aggravano le loro difficoltà psicologiche.

Nonostante questi fallimenti sistemici, approcci innovativi e basati sulla comunità offrono motivi di speranza. A Milano, in Italia, la Casa della Carità offre assistenza olistica, multidisciplinare e basata sul trauma ai migranti con complesse problematiche di salute mentale, dando priorità a un sostegno personalizzato e a un ambiente accogliente e familiare. Altri progetti italiani, come Accoglienza Diffusa 2.0 a Cuneo e Casa Rahab ad Agrigento, offrono alloggi permanenti e un sostegno integrato che include assistenza legale, formazione linguistica, occupazione e coinvolgimento nella comunità, contrastando la frammentazione dei servizi e responsabilizzando i beneficiari. Queste iniziative sottolineano l’importanza di integrare l’ospitalità nelle politiche pubbliche, riconoscendo che una casa stabile è fondamentale per poter ricominciare a vivere.
Tuttavia, le sfide sono ancora molte. In questo contesto, le organizzazioni non governative svolgono un ruolo cruciale, sebbene con risorse insufficienti, nel fornire un sostegno psicologico, educativo e di integrazione, spesso attraverso reti di cooperazione informali che compensano i limiti dei servizi pubblici. Per affrontare il problema dei migranti e dei richiedenti asilo senza fissa dimora, è necessario un cambiamento fondamentale verso politiche che diano priorità ai diritti umani e all’accesso universale all’alloggio, sfidando i sistemi che spingono i più vulnerabili ai margini dell’Europa.

(Foto di Jon Tyson su Unsplash)

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