Skip to main content

A dieci anni dal voto che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea, si registrano i primi segnali concreti di un riavvicinamento nell’ambito della ricerca scientifica transfrontaliera. Il percorso di ricomposizione, avviato con l’accordo che ha permesso al paese di rientrare in Horizon Europe (il programma quadro dell’Unione europea per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione, con un bilancio da 95 miliardi di euro), ha segnato un punto di svolta dopo gli anni di isolamento politico e accademico. Le tensioni accumulate dal referendum del 2016 fino all’uscita ufficiale avvenuta il 31 gennaio 2020 avevano gravemente compromesso le storiche reti di collaborazione scientifica. Tuttavia, i recenti sviluppi, tra cui l’intesa per il rientro a partire dal 2027 in Erasmus+ (il programma europeo di mobilità e scambio per studenti universitari, dottorandi e personale accademico), indicano la volontà politica di superare le divisioni, sebbene il pieno ripristino dello status precedente rimanga un obiettivo complesso e a lungo termine.

L’impatto della separazione si è manifestato immediatamente dopo il voto referendario, spiega un articolo su Nature, generando una fase di incertezza che ha spinto molti scienziati europei a evitare la pianificazione di progetti con partner britannici, nel timore che questi ultimi venissero esclusi dai finanziamenti comunitari. Nonostante l’introduzione di fondi governativi di garanzia per tutelare i ricercatori britannici, a questi ultimi è stato precluso il ruolo di guida nei consorzi di ricerca internazionali. I dati dicono che la quota di finanziamenti europei assegnata ai ricercatori del Regno Unito è crollata dal picco del 16 per cento registrato nel 2015 al 5,8% nel 2023. Questa contrazione ha ridisegnato anche le reti di pubblicazione: i lavori scientifici co-firmati da ricercatori britannici ed europei sono scesi dal 60 per cento della produzione totale del Regno Unito nel 2015 al 52 per cento nel 2022. Molti accademici hanno cercato di compensare questa perdita riorientando le proprie collaborazioni internazionali, registrando una crescita delle attività di ricerca con i paesi dell’Asia orientale.

I segnali di inversione di tendenza si sono concretizzati nel corso dell’ultimo anno, quando la quota di sovvenzioni europee assegnate agli scienziati britannici è risalita al 9,3% dello stanziamento complessivo grazie al reintegro in Horizon Europe. L’ascesa al governo del Partito Laburista ha impresso una nuova accelerazione ai negoziati con Bruxelles. L’obiettivo primario dei colloqui è l’abbattimento delle barriere burocratiche che limitano la mobilità dei giovani talenti e l’introduzione di visti di studio e lavoro semplificati e meno onerosi rispetto a quelli attualmente in vigore.

Tuttavia, il completamento delle trattative si scontra con importanti nodi politici ed economici. La proposta di istituire il Youth Experience Scheme (un programma di mobilità giovanile transfrontaliero concepito per consentire ai giovani di vivere e lavorare per alcuni anni sia nel Regno Unito sia nei paesi dell’Unione europea) rappresenta un terreno di forte scontro nel dibattito pubblico britannico, a causa delle preoccupazioni sull’immigrazione. Sul fronte accademico, l’Unione europea spinge affinché i propri studenti possano pagare le tasse universitarie nel Regno Unito alle stesse tariffe agevolate previste per i residenti. Gli atenei britannici, tuttavia, si trovano in una condizione di grave fragilità finanziaria e difficilmente potrebbero sostenere l’ingresso di una grossa quota di studenti internazionali a tariffe ridotte che risulterebbero in perdita per i bilanci degli istituti.

La vera prova per il consolidamento di questo riavvicinamento si giocherà sulla partecipazione del Regno Unito al prossimo ciclo del programma di ricerca europeo previsto dal 2028 al 2034, che propone un bilancio di 175 miliardi di euro, con un incremento del cinquanta per cento in termini reali. In questa nuova fase, il Regno Unito, in qualità di paese associato e non di membro effettivo dell’Unione, non disporrà del diritto di voto o di un ruolo formale nella definizione delle priorità scientifiche. Inoltre, il crescente orientamento di Bruxelles verso il finanziamento di tecnologie dual-use (innovazioni scientifiche con applicazioni sia civili sia militari) rischia di escludere i partner esterni da determinati fondi a causa di restrizioni di sicurezza. Per questo motivo, la dirigenza del UKRI (UK Research and Innovation, il principale organismo di finanziamento pubblico della ricerca nel Regno Unito) sta valutando la possibilità di negoziare una partecipazione parziale, limitata solo ad alcuni pilastri strategici del programma, confermando che il ritorno del Regno Unito al centro della scienza europea rimane un percorso aperto.

(Foto di Pete Linforth su Pixabay)

Questo articolo è solo un pezzetto

Scrivere ci piace, ma l’attività principale di Avis Legnano è la sensibilizzazione alla donazione di sangue. Per partecipare a questo progetto basta compilare il modulo d’iscrizione.

Lo trovi qui

Privacy Preference Center