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Dopo l’ultimo Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, in molti hanno fatto notare come sia ormai diffusa una “dipendenza da smartphone” tra gli italiani. Bisognerebbe però riflettere su questa espressione, ed evitare di usarla con troppa scioltezza. È indubbio che i numeri sul possesso e l’uso degli smartphone sono impressionanti, se pensiamo che solo pochi anni fa si trattava di un oggetto che molti guardavano con sospetto. Secondo questa infografica del Sole 24 Ore, gli smartphone sono entrati nel mercato mondiale nel 2006, con 17 milioni di pezzi venduti nel primo trimestre dell’anno; nello stesso periodo sono stati venduti 207 milioni di telefoni cellulari. Da lì in poi hanno continuato a rosicchiare quote di mercato rispetto ai vecchi cellulari, fino a superarli di gran lunga. Nel primo trimestre del 2018 sono stati venduti nel mondo 384 milioni di smartphone, e solo 71 milioni di cellulari.

I numeri del rapporto Censis

Di seguito un paragrafo tratto dal sito di RaiNews che riassume i dati principali sul tema contenuti nel rapporto Censis: «Il 25,8 per cento di chi possiede uno smartphone non esce di casa senza il caricabatteria al seguito. Oltre la metà (il 50,9 per cento) controlla il telefono come primo gesto al mattino o l’ultima attività della sera prima di andare a dormire, osserva il 53esimo Rapporto che dimostra come la diffusione su larga scala dei telefonini ‘intelligenti’ nell’arco di dieci anni abbia finito con il plasmare i nostri desideri e i nostri abitudini. Nel 2018 il numero dei cellulari ha superato quello delle tv. Oggi nelle case degli italiani ci sono 43,6 milioni di smartphone contro 42,3 milioni di televisori. […] La percentuale degli utilizzatori di smartphone in Italia è passata da un timido 15 per cento nel 2009 all’attuale 73,8 per cento. Sono stati i giovani under 30 i pionieri del consumo, passati da un’utenza pari al 26,5 per cento nel 2009 all’86,3 per cento dell’ultimo anno. A partire dal 2016 si registra un’impennata anche tra i giovani adulti (30-44 anni), fino ad attestarsi oggi al 90,3 per cento. La diffusione su larga scala di una tecnologia personale così potente ha contribuito a una piccola mutazione antropologica che ha finito per plasmare i nostri desideri e le nostre abitudini».

Facciamo tutto con lo smartphone

Come vedete, viene ripetuto per ben due volte come gli smartphone avrebbero ormai raggiunto il risultato di “plasmare i nostri desideri”. Ma in base a cosa si dice questo? Come osserva Riccardo Luna su Repubblica, è abbastanza ovvio che il nostro rapporto con lo smartphone sia piuttosto stretto: lo usiamo per fare un sacco di cose. Il telefono è per molti una sveglia al mattino, l’oggetto con cui si ascolta la musica, la radio, si leggono i giornali, si controlla la posta, si inviano e ricevono messaggi da amici e parenti, si interagisce sui social network, e sempre più spesso si fanno anche i pagamenti. Questo vuol dire che il telefono ha preso il controllo su di noi? Crediamo di no. Certo, è diventato un oggetto piuttosto “ingombrante” nelle nostre vite, e perderlo è ormai quasi più grave che perdere il portafogli (sebbene si possano bloccare e riabilitare i diversi account piuttosto agevolmente). Se non si può parlare di dipendenza, di certo però un uso così intenso degli smartphone può portare a un utilizzo compulsivo, su cui è bene vigilare.

Cinque consigli pratici

Il docente di psicologia Andrew Campbell, su The Conversation, elenca cinque semplici consigli per evitare di farsi prendere troppo la mano. Li riassumiamo:

  1. Installare poche app, solo quelle che ci servono davvero (ed evitare quelle che usiamo solo come fonte di distrazione)
  2. Ridurre il numero di notifiche. Il telefono dovrebbe vibrare o suonare solo per eventi davvero importanti.
  3. Ricaricare il telefono lontano dal letto, per evitare la tentazione di infilarsi su qualche social network come prima azione della giornata. Se lo usate come sveglia, questo consiglio è piuttosto difficile da mettere in pratica.
  4. Fermarsi prima di prendere in mano lo smartphone solo per noia. Fare un respiro profondo, capire se ha senso quello che si sta facendo, e nel caso lasciare perdere.
  5. Se proprio si vuole mettere un limite all’uso dei social network, disinstallare tutte le relative app.
(Foto di Mika Baumeister su Unsplash)

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