È stato presentato ieri in anteprima il Rapporto Coop 2019 su Economia, consumi e stili di vita degli italiani. Abbiamo isolato alcuni passaggi interessanti del comunicato postato ieri dagli autori dello studio, in particolare su alimentazione, preoccupazioni per il futuro e paure del presente.
La nuova dieta degli italiani
«Impegnati a rincorrere il lavoro e a gestire la vita personale, gli italiani abbandonano i fornelli di casa a dispetto della passione per la cucina, (in 20 anni abbiamo dimezzato il tempo passato a cucinare ogni giorno e oramai vi dedichiamo appena 37 minuti). Questo ci porta a far crescere la spesa per la ristorazione extradomestica (83 miliardi la spesa per consumi alimentari fuori casa delle famiglie italiane nel 2018) e anche quando mangiamo in casa preferiamo cibi pronti o rapidi da preparare. È boom per il food delivery che è utilizzato oramai dal 26 per cento degli italiani. E anche negli acquisti al supermercato vince l’instant food (+9,3 per cento in un anno) e tra le nuove tendenze approdate giocoforza anche nella grande distribuzione si ritaglia uno spazio preponderante l’offerta di sushi; il 42 per cento degli italiani è un assiduo acquirente. Non è un caso quindi che nel mentre si riduce per la prima volta la spesa per smartphone (-1,6 per cento da gennaio a luglio 2019) esploda il fenomeno delle instant pot, le pentole elettriche (+72,8 per cento le vendite nei primi 7 mesi dell’anno), che promettono successi culinari istantanei. In questa rivoluzione gastronomica perdiamo di vista anche il concetto di “portata” e al primo, secondo piatto della tradizione privilegiamo gli snack (dolci o salati, poco importa, crescono entrambi a doppia cifra), frutta e verdura meglio se già confezionate, le barrette sostitutive dei pasti e tutto ciò che può rappresentare un piatto pronto. […] Il 2019 segna dunque, dopo anni di riduzione dei consumi il grande ritorno della carne (+3,5 per cento le vendite nel 2019), soprattutto italiana».
Preoccupati e pessimisti
«Siamo infatti ancora il popolo più pessimista d’Europa (almeno così la pensa 1 italiano su 2) anche per quanto riguarda i nostri figli e il meno ottimista sul futuro dell’Ue anche se ciò non si traduce in una idea di fuga (l’Italiaexit sfiora la mente di appena l’11 per cento dei nostri connazionali). Una spirale emotivamente negativa che non abbandona il nostro Paese, certo motivata da fattori concreti e indiscutibili. La prima metà del 2019 mostra ancora chiari i segni della stagnazione economica e se la recentissima nascita di un nuovo Governo dopo una improvvisa crisi politica di metà agosto cambia repentinamente lo scenario, la variazione attesa del Pil a fine anno anche nella sua versione più ottimistica si attesta appena sopra lo 0 (+0,1 per cento), anche se potrebbe fare meglio già il prossimo anno allungandosi verso il 2020 (+0,7 per cento)».
Impauriti in un paese sicuro
«Anche se i reati sono in calo e comunque ampiamente inferiori alla media europea solo il 19 per cento (33 per cento di europei) è pienamente convinto di vivere in un posto sicuro, E da questa inquietudine derivano comportamenti conseguenti: in 18 anni sono cresciuti di oltre il 20 per cento i sistemi di allarme installati nelle abitazioni, nel 2018 sono +50 per cento su Google le ricerche da parte degli italiani di “armi per difesa personale”, mentre le licenze per porto d’armi sono cresciute nello stesso arco di tempo di un +13,8 per cento. Soffia su questo fuoco la manifesta incapacità di gestire il fenomeno immigrazione e l’integrazione completamente mancata nel nostro Paese. Anche qui la percezione soverchia la realtà; gli immigrati stabili sono oggi 5 milioni e rappresentano l’8,5 per cento della popolazione, circa 1 straniero ogni 11 italiani, ma la percezione della loro presenza è pari a 3 volte il dato reale».
(Foto di Jorge Zapata su Unsplash)
