I fondi per il sociale, di cui è stato promesso il reintegro dopo gli annunci di tagli, continuano a farsi attendere. L’allarme è stato lanciato dal mondo dell’associazionismo, e in particolare dalla Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), che si chiede come mai i soldi promessi non compaiano nella “manovrina” del governo, ossia il decreto legge 50/2017, pubblicato in Gazzetta il 24 aprile e ora all’esame alla Camera. Di questi possibili tagli abbiamo parlato più volte nelle scorse settimane, raccontando come la Conferenza Stato-Regioni, in accordo col Ministero dell’economia, avesse prima approvato i tagli proposti dal governo, salvo poi ritrattare la decisione nel corso di un secondo incontro, alla presenza del ministro del Lavoro Giuliano Poletti. “Cauta soddisfazione”, si diceva, visto che le promesse da sole non bastano a ridare tranquillità all’intero settore e alle famiglie interessate.
Si attendeva che il ripristino diventasse operativo alla prima occasione utile, seppure non ci siano state indicazioni precise in tal senso da parte dell’esecutivo. Tanto che, riporta Vita, «Il Comitato 16 Novembre in una nota precisa che “al Tavolo per la Non Autosufficienza mai è stato citato lo strumento legislativo col quale procedere per il reintegro delle risorse. Non si è mai parlato di inserimento nella ‘manovrina’ e pertanto attendiamo che il Governo comunichi con quale altra azione recupererà quanto stabilito al Tavolo per la Non Autosufficienza”». Chiarito il fatto che le modalità del ripristino sono ben lungi dall’essere definite, resta la preoccupazione per un impegno formulato in maniera vaga e senza un orizzonte temporale preciso.
«La sorpresa e la stizza – dichiara Vincenzo Falabella, presidente della Fish – sono motivate dai numeri e dal loro significato politico. Queste erano le promesse che il Governo e in particolare il MEF avevano assunto con le Regioni affinché queste da parte loro integrassero il Fondo per la Non Autosufficienza per 50 milioni di euro riportandolo a 500. Ma niente di tutto ciò». Visto che ora il testo è alla Camera, ci si augura che «il Parlamento ripari a questa bizzarra dimenticanza, restituendo un senso alla lealtà dei confronti istituzionali. Confidiamo che le Regioni, forti della lacuna del Governo, non ritirino la loro disponibilità, frutto di una specifica e documentata intesa». Vita riassume poi, attraverso le parole di Falabella, la situazione in merito ai fondi per il diritto allo studio dei ragazzi disabili: «La preoccupazione riguarda in particolare “l’inaccettabile ipotesi che manchino le risorse per garantire il diritto allo studio delle persone con disabilità e già i 38 milioni con cui iniziare il prossimo anno scolastico sono assolutamente insufficienti: su questo, con forza, la Fish darà battaglia, se necessario anche nelle aule dei tribunali”. La spesa storica per i servizi agli alunni con disabilità documentata dalle Province è infatti di 112 milioni di euro e già lo stanziamento di 75 milioni per l’anno scolastico in corso era insufficiente: “Anche i 38 milioni però erano stati tolti nell’Intesa con le Regioni, questa per noi è solo il punto minimo da cui ripartire”, spiega Falabella. Che tuttavia è dubbioso anche sul metodo del reinserimento dei 50 milioni da parte delle Regioni: “Ci saranno inevitabilmente attenzioni diverse da parte delle Regioni e nuove disparità territoriali. Poche settimane fa il Presidente Sergio Mattarella ha fatto un appello esplicito a superare le disparità territoriali, non capisco perché il Governo resti sordo a tale forte richiesta”».
Per ora, dal mondo politico, si registra solo la voce dell’assessore lombardo all’Economia Massimo Garavaglia, che secondo il Fatto Quotidiano ha promesso: «Alla prossima Conferenza – dichiara l’assessore, che è anche coordinatore della Commissione Affari finanziari della Conferenza delle Regioni – proporrò che almeno la mantengano le Regioni mettendo i 50 milioni per la non autosufficienza. Noi intendiamo comunque mantenere la parola – chiosa l’assessore lombardo – poi se al governo va bene tagliare il sociale è una scelta sua». Magari ci stiamo rendendo complici di un falso allarme, forse si risolverà tutto per il meglio nel giro di qualche giorno. Ma il clima di vaghezza e poca concretezza che circonda le politiche per il sociale rimane, e questo è di per sé allarmante.
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