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Il disegno di legge delega sul riordino del Servizio sanitario nazionale affida al governo una riforma ampia e complessa della materia. Nel testo però mancano una reale analisi delle criticità e un adeguato quadro di risorse. Un’analisi pubblicata su Scienza in Rete.

Partiamo dalla notizia così come è stata riportata in un comunicato stampa del ministero della Salute: «Il Consiglio dei ministri ha approvato il 12 gennaio 2026, su proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci, il disegno di legge delega per la riorganizzazione e il potenziamento dell’assistenza territoriale e ospedaliera e per la revisione del modello organizzativo del Servizio Sanitario Nazionale».

Il disegno di legge (ddl) delega è lo strumento con cui viene affidato al Governo il compito di produrre decreti legislativi su temi complessi, sulla base di principi e criteri che il disegno di legge contiene e che il Parlamento deve approvare. Sulla base di quello di cui stiamo parlando, il ddl delega sul riordino del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), nei prossimi 12 mesi il Governo emanerà provvedimenti di settore a elevato contenuto tecnico sotto forma di decreto legislativo (dlgs). In sostanza, il ministro della Salute Orazio Schillaci si vuole ascrivere la quarta riforma sanitaria in versione “spezzatino”. In questo intervento cercherò di illustrare perché questa iniziativa andrebbe bloccata o completamente ridisegnata.

Fare qualcosa non vuol dire qualsiasi cosa

Diamo per scontato che per arginare la crisi del SSN bisogna “fare qualcosa” e bisogna farlo presto e in maniera organica e coerente. Per questo il ddl dovrebbe contenere indirizzi motivati, chiari e ragionevolmente dettagliati cui, previa approvazione da parte del Parlamento, i decreti legislativi conseguenti si dovranno attenere. Va subito anticipato che all’articolo 3 (in tutto gli articoli sono 4) si prevede che questa riforma rispetti il principio della «neutralità finanziaria» e cioè venga declinata e resa operativa nei limiti dell’attuale finanziamento del SSN. Sappiamo però che con la manovra 2026 vengono assegnati sì alla sanità 7,7 miliardi di euro in più per il triennio 2026-2028, ma, in rapporto al PIL, nel 2028 la quota di ricchezza del Paese destinata alla sanità, dopo un lieve aumento nel 2026, scenderà sotto la soglia limite del 6%. Questa percentuale è notoriamente al di sotto di quella destinata alla sanità negli altri maggiori Paesi europei, come si può leggere qui. Non a caso, sappiamo dall’ultimo recentissimo Rapporto della Ragioneria Generale dello Stato con i dati del monitoraggio della spesa sanitaria che quella a carico diretto dei cittadini aumenta e che nel 2024 ha superato i 46 miliardi, confermando che una parte crescente della domanda di salute trova risposta al di fuori del nostro servizio sanitario.

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(Foto di Marek Studzinski su Unsplash)

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