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Le donne di origine straniera in Italia stanno gradualmente diventando più presenti e attive nel tessuto produttivo, cogliendo nuove possibilità di fare impresa, soprattutto in settori ad alto livello di specializzazione e competenze come quello tecnico-scientifico. Ne scrive InGenere.

Per lungo tempo, in Italia, sia nei discorsi sull’immigrazione che in quelli sull’imprenditorialità, l’attenzione alla presenza femminile è rimasta latente. Una carenza che oggi appare sempre meno sostenibile, superata dalla rilevanza – anche quantitativa – assunta dalle donne immigrate nel tessuto del lavoro indipendente.

In un panorama occupazionale che lascia loro pochi (e svantaggiati) spazi di inserimento, l’imprenditorialità si configura sempre più spesso come un possibile canale di autopromozione, in grado di supportare strategie occupazionali alternative e autodeterminate.

Nel quadro del persistente e anticiclico dinamismo imprenditoriale delle persone immigrate, i dati raccolti nell’ultima edizione del rapporto su immigrazione e imprenditoria – presentato alla fine di marzo 2026 dal Centro Studi e Ricerche Immigrazione Dossier Statistico (Idos) in collaborazione con la Confederazione nazionale dell’artigianato e della piccola e media impresa (Cna) – segnalano la peculiare vitalità della componente femminile (+56,2%, a fronte del +46,9% del totale delle imprese guidate da persone immigrate).

Per quanto minoritarie, le donne crescono secondo ritmi accentuati e gestiscono ormai un quarto di tutte le attività indipendenti avviate dalle persone di origine straniera in Italia (quasi 165.000, il 24,7% del totale). Di tutto rilievo, e in costante crescita, è anche il loro contributo all’intero sistema dell’imprenditoria femminile. Alla fine del 2024, un’impresa femminile ogni otto, in Italia, fa capo a donne nate all’estero (12,6%): un rapporto quasi doppio rispetto al 2011 (1 ogni 14, 7,3%) e superiore a quello calcolato sul panorama imprenditoriale italiano nel suo complesso (un’impresa immigrata ogni 9, 11,3%). In altri termini, l’iniziativa indipendente delle donne immigrate non solo cresce, ma lo fa in controtendenza rispetto al quadro generale e con ritmi più marcati rispetto agli immigrati maschi.

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(Foto di Thiago Emérito su Unsplash)

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