L’associazione Antigone ha pubblicato il suo 21esimo rapporto annuale sulle condizioni di detenzione, dal titolo “Senza Respiro”. Il rapporto descrive un sistema penitenziario in profonda crisi, caratterizzato da sofferenze diffuse, condizioni insostenibili e un’allarmante violazione dei principi costituzionali. Sulla base di oltre un centinaio di visite effettuate nel 2024 in istituti penitenziari per adulti e minori in tutta Italia, Antigone avverte che il sistema è sull’orlo di una pericolosa implosione, a meno che non si riesca a “respirare di nuovo”.
Gli osservatori di Antigone hanno assistito a celle sovraffollate, spazi inadeguati, tensione, sofferenza generalizzata e condizioni igienico-sanitarie inaccettabili. Il personale, dagli educatori agli agenti di polizia e ai direttori, è descritto come esausto e in difficoltà. Il rapporto evidenzia una grave crisi di sovraffollamento: al 30 aprile 2024, 62.445 persone erano detenute in carceri che ne potevano ospitare al massimo 51.280, con un tasso di sovraffollamento effettivo di almeno il 133%. Solo 36 delle 189 carceri italiane non sono sovraffollate, con 58 che operano con una capienza utilizzata superiore al 150%. Carceri come Milano San Vittore (220%) e Foggia (212%) sono esempi lampanti di questa situazione. Nonostante la popolazione carceraria sia in costante crescita, con 300 nuovi ingressi ogni due mesi, il rapporto esclude che la costruzione di nuove strutture sia una soluzione praticabile, in parte perché le nuove unità prefabbricate sono progettate per essere sovraffollate fin dall’inizio e offrono poco più di 5 metri quadrati a persona.
Desta preoccupazione il decreto legge “Sicurezza”, recentemente convertito in legge. Antigone considera l’introduzione di un nuovo reato di “rivolta carceraria”, che include anche la resistenza passiva, come il più grande attacco alla libertà di protesta nella storia della Repubblica. La legge elimina anche l’obbligo di differire le pene per le donne incinte o le madri con figli di età inferiore a un anno, con il rischio di aumentare il numero di bambini in carcere. La norma prevede persino la separazione dei bambini dalle loro madri in circostanze specifiche.
Il rapporto mette in luce anche la difficile situazione di specifici gruppi vulnerabili. I minori in detenzione hanno raggiunto un livello record, con 611 giovani nelle carceri minorili ad aprile 2025, un aumento del 54% in due anni. Nove delle diciassette istituzioni minorili sono ora sovraffollate, una situazione senza precedenti rispetto al “decreto Caivano”. La metà di questi giovani detenuti sono minori stranieri non accompagnati. Il rapporto solleva serie preoccupazioni per l’abuso di farmaci psicotropi nelle carceri minorili, con un aumento notevole della spesa pro capite per benzodiazepine e antipsicotici. Per quanto riguarda le donne, che costituiscono il 4,3% della popolazione carceraria totale, la maggior parte è detenuta in piccole sezioni femminili all’interno di carceri maschili, spesso sprovviste di attività organizzate. I detenuti stranieri costituiscono quasi un terzo (31,6%) della popolazione carceraria, con un numero sproporzionatamente più elevato in detenzione preventiva e una grave carenza di mediatori culturali.
La rivelazione più tragica è il numero di decessi: 246. Il 2024 è l’anno con il maggior numero di suicidi (91) e di decessi totali (246) mai registrato nelle carceri italiane. Il tasso di suicidi in carcere è 25 volte superiore a quello della popolazione generale e più del doppio della media europea. Il 45,2% delle persone decedute per suicidio erano stranieri, il che indica una loro maggiore vulnerabilità. Oltre tre quarti dei suicidi si sono verificati in sezioni di custodia chiusa e la metà nei primi sei mesi di detenzione, il che sottolinea l’impatto significativo della reclusione e la vulnerabilità critica durante la fase iniziale di incarcerazione.
Antigone propone tre raccomandazioni per alleviare il sovraffollamento: in primo luogo, un atto di clemenza generale di 24 mesi potrebbe aiutare il sistema a risollevarsi, dato che oltre 17.000 detenuti hanno meno di due anni di pena da scontare. In secondo luogo, i consigli disciplinari di ogni istituto dovrebbero convocare riunioni straordinarie per sollecitare la concessione della grazia collettiva e misure alternative per tutti coloro che hanno meno di due anni da scontare. Infine, l’associazione raccomanda di vietare la detenzione, salvo casi eccezionali, se non è possibile garantire la presenza di spazi regolamentati in carcere.
(Foto di Jake Parkinson su Pixabay)
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