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L’ubiquità della plastica è uno dei segni più inconfondibili della modernità, ma il suo ciclo di vita ha raggiunto un punto di crisi che minaccia la salute pubblica e la stabilità climatica. Un nuovo report, pubblicato dal Pew Charitable Trusts, aggiorna l’analisi globale dell’inquinamento, con proiezioni che impongono una trasformazione radicale del sistema produttivo e di smaltimento. Senza un’azione urgente e coordinata, la quantità di plastica che inquina l’ambiente raddoppierà entro il 2040.

La diagnosi è netta: il sistema globale della plastica è insostenibile. Nel 2025, circa 130 milioni di tonnellate di plastica inquinano ogni anno aria, terra e acqua. Senza una trasformazione del sistema, questa cifra salirà a 280 milioni di tonnellate entro il 2040, che è come scaricare in natura l’equivalente di un camion della spazzatura di plastica ogni secondo. Questa crescita è guidata da una produzione primaria (ossia la creazione di nuova plastica a partire da materie prime fossili come petrolio e gas) che aumenterà del 52% entro il 2040, superando di gran lunga la capacità di gestione dei rifiuti, che si espanderà solo del 26%, nonostante i massicci investimenti previsti.

Per chi vive in Europa, l’aspetto più critico è il legame diretto tra la plastica e la salute. La plastica non è un materiale inerte: i prodotti contengono oltre 16mila sostanze chimiche aggiunte (come plastificanti, ritardanti di fiamma e antiossidanti) che possono interferire con l’organismo umano. Studi recenti collegano l’esposizione a queste sostanze chimiche a disturbi endocrini, diminuzione della fertilità, alterazioni cognitive e dello sviluppo nei bambini, diabete e aumento dei fattori di rischio per malattie cardiovascolari e cancro. Si stima che il costo annuale per la salute umana dovuto esclusivamente alle sostanze chimiche della plastica raggiunga i 1.500 milioni di dollari a livello globale. Le comunità più vulnerabili, come quelle residenti vicino agli impianti di produzione e smaltimento, sopportano il peso maggiore di questi impatti.

La crisi della plastica è anche una crisi climatica. La produzione primaria di plastica, essendo strettamente dipendente dai combustibili fossili, è responsabile di oltre l’80% delle emissioni di gas serra prodotte durante l’intero ciclo di vita della plastica. Se la produzione continuerà al ritmo attuale, le emissioni annuali di gas serra del settore potrebbero triplicare entro il 2050, compromettendo gli sforzi globali per mantenere il riscaldamento planetario entro la soglia di 1.5°C stabilita dall’accordo di Parigi.

Per l’Unione europea, impegnata nella decarbonizzazione e nella lotta ai microinquinanti, la trasformazione è indispensabile. Il report sottolinea che l’azione deve concentrarsi sulla promozione di un modello circolare, incoraggiando l’espansione dei sistemi di riutilizzo e riciclo, e adottando misure per ridurre la dispersione di microplastiche in settori chiave come i tessili e i trasporti (ad esempio, dai pneumatici).

La soluzione, secondo il Pew Charitable Trusts, non è il solo riciclo, ma la “Trasformazione del Sistema”, che parte dalla restrizione delle plastiche più problematiche (quelle difficili da riciclare o rischiose per la salute) e da una maggiore trasparenza nella catena di approvvigionamento chimica globale. Il messaggio finale è un monito contro l’inerzia politica: ritardare l’azione di soli cinque anni si tradurrebbe in 1.100 milioni di tonnellate in più di plastica prodotta e in 540 milioni di tonnellate aggiuntive immesse nell’ambiente, aumentando enormemente i costi futuri per governi e cittadini. La comunità globale può risolvere l’inquinamento da plastica in una generazione, ma questo richiede una coesione politica che finora è mancata.

(Foto di Jonathan Chng su Unsplash)

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