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C’è da mettersi le mani nei capelli a esaminare i simboli di tutte le liste presentate al Viminale per partecipare alle elezioni del 4 marzo. In una nota del Ministero dell’Interno si apprende che, dei 103 contrassegni depositati, ne sono stati ammessi 75. 19 sono stati solo “rimandati”, nel senso che dovranno provvedere alla sostituzione del simbolo «e/o all’integrazione della dichiarazione di trasparenza», mentre nove sono stati definitivamente esclusi. Le modalità di pubblicazione dell’esito della selezione hanno un che di rétro, per così dire: «Nelle apposite bacheche, presso il salone conferenze sito al piano terra del Viminale, è possibile prendere visione del quadro riassuntivo dei contrassegni, previa richiesta di accredito da inoltrare su carta intestata all’Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero dell’Interno». Nessuna pubblicazione online, bisogna andare di persona sul posto per vedere “le bacheche”. Ovviamente vari giornali si sono affrettati a pubblicare le foto dei simboli, che appaiono ordinatamente allineati con dei magneti da un paziente funzionario ministeriale. Si fa un po’ fatica a decifrare le scritte ma colpisce, tra i simboli esclusi senza appello, quello della Margherita, partito le cui sorti sono ben note.

Tra i respinti si distingue piuttosto chiaramente anche l’ascia bipenne del partito La Catena il cui leader, intervistato in video dalla Stampa, dopo tre parole già chiedeva alla giornalista: «posso dire le parolacce?». L’obiettivo della sua lista era comunque chiaro: «Mandare a casa a calci tutta ‘sta gente qua». Ma chi? La formula nel suo uso più comune, di questi tempi, è riferita o alla classe politica o ai migranti. O forse il capo politico della Catena si riferiva un po’ a tutti in generale, o ai passanti, perché no: tutti a casa a calci, basta passeggiare. Purtroppo non lo sapremo mai, visto che sulla lista è calata la scure, ehm, la decisione inderogabile del Ministero.

Diego Petrini, del Fatto Quotidiano, si è preso la briga di dare uno sguardo da vicino a tutti i 103 simboli presentati, commentando in un articolo quelli più notevoli. Approfittiamo dell’impegno del giornalista e riportiamo alcuni passaggi del suo pezzo: «C’è il movimento che ha il nome di un concerto benefit, Italia nel Cuore, quello che sembra un titolo di Moccia (“10 volte meglio”) e quello che sembra un libro di Carlo Conti (“Siamo”). […] Punta tutto sul nome ad effetto l’M.T.N.P.P. (non è dato sapere se è uno scherzo). I vertici del Movimento hanno capito che così potevano apparire poco trasparenti e allora hanno chiarito nella didascalia del contrassegno che per esteso il nome è “Mov. Tecn. Naz. Pop. Pace“. Per l’elettorato nostalgico – nostalgico nostalgico – c’è l’opzione Sacro romano impero cattolico, che è il partito più vecchio a depositare il proprio – peraltro barocchissimo – simbolo al Viminale. Vecchio non perché si rifà a Carlo Magno, ma perché – dice il sito sul quale chi vuole può iscriversi – è stato fondato nel 1987. […]». E si continua con «il Mmm, cioè il Movimento mamme nel mondo (Sos Tata al posto del Capitale), gli orfani dell’articolo 18 di “Recupero maltolto“, il “Popolo delle Partite Iva“, i “Cristiani per la crescita felice” che forse un giorno faranno pace con gli atei per la crescita felice, il “Partito Valore Umano” e il Movimento Italia nel Cuore che – gratta gratta – si scopre che ha soprattutto l’Europa sulle scatole […] Le Buone Maniere – sì, si chiama così un partito – sfidano apertamente Catherine Deneuve e nel logo scrivono anche “Dispositivi anti-molestie” che fa più corso di difesa al palazzo della Provincia che soggetto politico popolare di massa. Corre un brividino, subito prima di una risata, per la presenza dell’Nsab-Mlns che sembra un codice fiscale ma è solo il Movimento NazionalSocialista dei Lavoratori. Nsab sta per la traduzione in tedesco che cambia solo di una parola il nome di quella roba smaltita tanto tempo fa». E via così.

Ci sarebbe da ridere, se non fosse una cosa seria. Con tutto il rispetto per le persone che stanno dietro a questi simboli, certamente animate da intenzioni sincere. Non vogliamo nemmeno cadere in considerazioni troppo pessimistiche sul futuro della politica italiana a partire da queste sue bizzarre manifestazioni. Gli argomenti per non stare allegri, purtroppo, arrivano da molto più lontano.

(Foto di Cris DiNoto su Unsplash)

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