Nel 2024, i Tribunali di sorveglianza hanno accolto 5.837 istanze di persone detenute che lamentavano trattamenti inumani e degradanti, riconoscendo violazioni dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani. Sono numeri superiori a quelli che nel 2013 portarono la Corte europea dei diritti dell’uomo a condannare l’Italia con la nota sentenza Torreggiani, da cui scaturì una stagione di riforme che sembrava aver invertito la rotta. A dirlo è il Rapporto annuale 2025 di Antigone,.
Il quadro che emerge dal documento è quello di un sistema tornato sull’orlo collasso. A fine agosto 2025 le persone detenute hanno superato quota 63mila, riportando il tasso di sovraffollamento a livelli che non si registravano da oltre un decennio. Nel solo 2025, l’associazione ha visitato 118 dei 190 istituti penitenziari per adulti presenti sul territorio nazionale, oltre a tutti i diciannove istituti penali per minorenni.
Il rapporto denuncia sovraffollamento record, carenze strutturali diffuse in oltre la metà degli istituti visitati, scarsità di personale e una deriva punitiva che mette a rischio la tenuta costituzionale del sistema. A questa emergenza si aggiungono dati allarmanti sui suicidi, che riguardano anche il personale penitenziario, e un aumento costante di episodi di grave sofferenza nelle sezioni detentive.
Particolarmente critica la situazione nelle carceri minorili, dove per la prima volta nella storia repubblicana è arrivato il sovraffollamento. Durante una visita al carcere minorile di Bologna, la responsabile dell’Osservatorio ha documentato condizioni di igiene gravemente insufficienti, spazi comuni inutilizzabili e un ragazzo di diciassette anni con evidenti problemi psichiatrici rinchiuso in isolamento in uno spazio privo di condizioni minime di dignità. La denuncia pubblica di Antigone ha prodotto effetti immediati: l’istituto è stato sottoposto a pulizia straordinaria e la Regione Emilia-Romagna ha disposto un’ispezione urgente dell’Ausl, che ha confermato gravi criticità strutturali.
Sul versante legislativo, il 2025 è stato segnato dal cosiddetto decreto sicurezza, che secondo Antigone rischia di ampliare ulteriormente l’area della penalizzazione e aggravare il sovraffollamento senza incidere sulle cause reali dell’insicurezza.
Ci sono anche segnali positivi. Nel 2025 il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha emanato una circolare che traduce finalmente in indirizzi operativi il diritto alla sessualità e all’affettività delle persone detenute, sancito dalla Corte costituzionale. Un risultato a cui Antigone ha contribuito con anni di presenza nei procedimenti giudiziari e di pressione sulle istituzioni.
Il rapporto ricorda che la sicurezza non si costruisce con l’inasprimento delle pene, ma con politiche sociali inclusive, diritti garantiti e istituzioni trasparenti. In un momento in cui il dibattito pubblico tende a privilegiare risposte punitive, il lavoro di monitoraggio indipendente di Antigone resta uno strumento essenziale per tenere viva l’attenzione su ciò che accade dentro le mura degli istituti di pena italiani.
(Foto di Tim Mossholder su Unsplash)
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