Skip to main content

La spesa farmaceutica in Italia ha raggiunto cifre senza precedenti, toccando nel 2023 la quota record di oltre 36 miliardi di euro. Di questi, circa 25 miliardi sono a carico del sistema sanitario, mentre oltre 10 miliardi gravano direttamente sulle tasche dei cittadini. Come sottolineato dal professor Silvio Garattini in una puntata del podcast di Scienza in Rete, il problema non è solo economico, ma riguarda la nostra incolumità. L’etimologia della parola farmaco richiama infatti il termine greco pharmakon, che indica simultaneamente il rimedio e il veleno: un dualismo che impone di riflettere sul confine tra cura e rischio. In Europa si stima che il dieci per cento dei ricoveri ospedalieri sia causato proprio da effetti indesiderati legati ai farmaci

Il costante aumento della spesa è alimentato da un meccanismo normativo europeo che presenta una lacuna, secondo Garattini. Attualmente, l’EMA (l’Agenzia Europea per i Medicinali, l’organismo che autorizza l’immissione in commercio dei farmaci) approva nuovi prodotti basandosi su tre criteri: qualità, efficacia e sicurezza. Manca però l’obbligo di dimostrare il valore terapeutico aggiunto, cioè la prova che il nuovo farmaco sia effettivamente migliore o più utile di quelli già esistenti per la stessa patologia. Questo porta all’accumulo di decine di prodotti simili, spesso testati solo contro un placebo (una sostanza priva di principio attivo usata come confronto negli studi clinici), rendendo impossibile per il medico sapere se l’ultima molecola approvata sia davvero superiore alle cento già disponibili, ad esempio, per l’ipertensione.

La diffusione massiccia di farmaci favorisce abitudini di consumo pericolose. Un caso emblematico è quello delle benzodiazepine, utilizzate per l’ansia o l’insonnia, che se assunte per lunghi periodi aumentano il rischio di cadute e declino cognitivo. Altrettanto critico è l’abuso di antibiotici per infezioni virali come il mal di gola, su cui sono totalmente inefficaci. Questa pratica alimenta l’antibiotico-resistenza (la capacità dei batteri di sopravvivere ai farmaci), un fenomeno che causa in Italia circa 10mila morti ogni anno su un totale europeo di 30mila. Il confronto con l’Inghilterra evidenzia anche un problema di confezionamento: mentre i medici britannici prescrivono il numero esatto di compresse necessarie, in Italia le confezioni standard favoriscono l’accumulo di avanzi nelle case, portando spesso all’automedicazione impropria. Per esempio, se per una cura servono dodici compresse, nel sistema britannico il farmacista consegna al paziente esattamente dodici unità. In Italia, dove le scatole contengono spesso dieci compresse, il cittadino è costretto ad acquistarne due confezioni, ritrovandosi con otto pillole inutilizzate. Questi avanzi vengono frequentemente usati in modo improprio – magari somministrati a un bambino per un lieve rialzo febbrile – alimentando un circolo vizioso di inefficacia terapeutica e resistenza batterica.

Anche i comuni FANS (farmaci anti-infiammatori non steroidei, come ibuprofene o chetoprofene) non sono privi di rischi cardiovascolari se assunti senza una reale necessità clinica.

Una strategia spesso invisibile del mercato consiste nella progressiva riduzione dei valori considerati “normali” per parametri come il colesterolo o la glicemia. Abbassando le soglie, si trasforma una vasta fetta di popolazione sana in pazienti da trattare. Per valutare la reale utilità di queste terapie, la scienza utilizza l’indicatore NNT (Number Needed to Treat) ovvero il numero di pazienti che è necessario trattare affinché uno solo ne tragga un beneficio. Spesso bisogna trattare centinaia di persone inutilmente per evitare un singolo evento avverso, esponendole a effetti collaterali senza vantaggi reali. Emblematico è il caso della vitamina D: nonostante l’uso diffuso, gli studi indicano che non è attiva nella prevenzione generale delle fratture, ma è utile solo per disturbi molto specifici.

Per uscire da questa spirale di consumo eccessivo, è necessaria una rivoluzione culturale che rimetta la prevenzione al centro della medicina. Lo stile di vita, basato su alimentazione equilibrata e attività fisica costante, rimane lo strumento di tutela della salute più potente e l’unico privo di conflitti di interesse con il mercato. Investire nella consapevolezza del cittadino e in un’informazione scientifica indipendente è l’unica via per garantire che i farmaci tornino a essere strumenti di cura mirati, evitando che la ricerca del benessere si trasformi in una pericolosa dinamica guidata dal profitto.

(Foto di Raimond Klavins su Unsplash)

Col sangue si fanno un sacco di cose

Le trasfusioni di sangue intero sono solo una piccola parte di ciò che si può fare con i globuli rossi, le piastrine, il plasma e gli altri emocomponenti. Ma tutto dipende dalla loro disponibilità, e c’è un solo modo per garantirla.

Si comincia da qui

Privacy Preference Center