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Il bisogno umano di connessione è fondamentale quanto quello di cibo e acqua, eppure la sua assenza è sempre più riconosciuta come una silenziosa epidemia che si sta diffondendo in tutto il mondo. Un nuovo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, intitolato “Dalla solitudine alla connessione sociale: tracciare un percorso verso società più sane“, identifica la solitudine e l’isolamento sociale come sfide urgenti per la salute pubblica globale che hanno interessato quasi una persona su sei in tutto il mondo tra il 2014 e il 2023. Lo studio evidenzia le gravi conseguenze della disconnessione sociale sulla mortalità, sulla salute fisica e mentale e sul benessere sociale.

A livello globale, la solitudine colpisce persone di tutte le età e provenienze in ogni regione. Si stima che gli adolescenti (13-17 anni) e i giovani adulti (18-29 anni) siano i più colpiti dalla solitudine, rispettivamente con una prevalenza del 20,9% e del 17,4%, con tassi che tendono a diminuire con l’aumentare dell’età. Ciò può essere dovuto alle maggiori aspettative di relazioni sociali durante l’adolescenza, un periodo caratterizzato da grandi cambiamenti emotivi e psicologici. L’Africa fa registrare la prevalenza più alta di solitudine, pari al 24,3%, mentre la regione europea presenta quella più bassa, pari a circa il 10,1%, costante per entrambi i sessi e per tutte le fasce d’età.

Le tendenze all’interno di specifici paesi europei rivelano però variazioni importanti. Uno studio del 2024 citato nel rapporto, basato sui dati da 14 paesi europei, tra cui l’Italia, ha mostrato che gli adulti di mezza età (45-65 anni) dell’Europa mediterranea hanno segnalato di soffrire di solitudine più spesso rispetto alle generazioni precedenti. Ciò contrasta con le tendenze stabili o addirittura in calo osservate nei paesi nordici e in altre parti dell’Europa continentale.

Questo aumento della solitudine in alcuni contesti potrebbe essere influenzato dall’evoluzione delle strutture sociali. Il rapporto evidenzia un aumento delle famiglie monoparentali in molti paesi, Italia compresa, tra il 1960 e il 2019. La condizione di vivere da soli è infatti un fattore chiave che contribuisce all’isolamento sociale.

Tuttavia, il rapporto sottolinea anche un aspetto positivo del tessuto sociale italiano, suggerendo che il “capitale sociale ponte”, riferito alle connessioni tra diversi gruppi sociali, svolge un ruolo cruciale nel rendere le province italiane più innovative. Ciò indica un punto di forza della società italiana che favorisce la crescita economica e lo sviluppo. I risultati relativi all’Italia sottolineano la necessità di strategie su misura per promuovere le connessioni sociali. Sarà fondamentale riconoscere i contesti culturali e sfruttare i punti di forza esistenti, come il capitale sociale ponte.

(Foto di Arthur A su Unsplash)

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