Sebbene la scienza sia un prodotto sociale, spesso risulta estranea o in contraddizione con società e politica. Questo avviene per una serie di ragioni che vanno dalla disinformazione, alle strumentalizzazioni politiche, alla naturale resistenza ai cambiamenti che la ricerca propone. Rino Falcone su Scienza in Rete riflette su una possibile nuova alleanza fra scienza, società e politica.
La scienza nasce nella società. È il “prodotto” sofisticato e accurato che deriva, esplicitamente e implicitamente, dal sistema di formazione che addestra gli umani, li educa ai metodi e ai contenuti dei saperi già sviluppati in precedenza e ne potenzia creatività e rigore metodologico. Eppure, sebbene figlia predeterminata e legittima della società, la scienza risulta a volte separata e distaccata dalle finalizzazioni che la società assume, dal senso e sentire comune. Anche per questo, di conseguenza, le sue risultanze, e a volte il suo stesso metodo di elaborazione, possono venire ignorate e sottovalutate dalla politica. Politica che della società dovrebbe piuttosto interpretare – se strategicamente conforme alle proprie prerogative – bisogni e aspirazioni di lunga prospettiva.
Nel caso dell’Italia, per esempio, le politiche della ricerca hanno visto alternarsi approcci differenti con sensibilità leggermente variabili ma con un sostanziale reiterato disinteresse da parte di tutti gli schieramenti politici verso la ricerca: eloquenti sono i confronti storici tra l’investimento italiano e quelli dei Paesi analogamente sviluppati. Per un attuale aggiornamento (2023): 1,37% del PIL in Italia; 2,26% del PIL per media EU; 2,7% del PIL per media OCSE.
Insomma, veniamo da una lunga fase in cui la visione politica di indirizzo del Paese non ha compiutamente considerato la scienza, la ricerca e l’innovazione tecnologica come un riferimento essenziale del motore strategico italiano, se non in marginali esperienze e in singoli protagonisti.
Come detto, la difficoltà di questa scarsa sensibilità della politica nei confronti della scienza è il risultato di una più evidente separazione tra scienza e società che ha prodotto nell’evoluzione umana straordinarie opportunità e al tempo stesso è stata attraversata da incomprensioni e conflitti. Il “luddismo”, movimento di protesta contro l’introduzione degli automatismi tecnologici nel periodo della rivoluzione industriale o i recenti fenomeni di scetticismo vaccinale, ne sono emblematici esempi.
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(Foto di Bermix Studio su Unsplash)
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