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Nell’editoria accademica sta emergendo una tendenza preoccupante. Mentre i ricercatori di tutta Europa si sforzano di pubblicare i loro lavori su riviste affidabili, un nuovo report mette in luce il fenomeno dei cosiddetti “scippatori di riviste” (dall’inglese journal snatchers), ovvero case editrici che acquistano riviste affermate per pubblicarvi i propri lavori.

Questi “scippatori”, spiega lo studio, sono spesso entità oscure come la Oxbridge Publishing House Ltd., registrata nel Regno Unito, che, insieme a una rete di società di recente costituzione, ha acquisito almeno 36 riviste scientifiche dal 2020. Queste acquisizioni riguardano spesso riviste indicizzate in database prestigiosi come il Web of Science e Scopus, ambite dagli accademici in cerca di crescita per la propria carriera e di opportunità di finanziamento.

Il report, un preprint dei ricercatori dell’Università di Granada, in Spagna, descrive nei dettagli come queste riviste acquisite subiscano spesso trasformazioni significative. Uno dei cambiamenti più evidenti è l’introduzione o l’aumento sostanziale delle tariffe di pubblicazione, spesso accompagnate da un aumento del numero di articoli pubblicati. Questo aumento di volume deriva spesso da un’ondata di proposte provenienti dall’esterno della comunità accademica di origine della rivista.

Lo studio evidenzia in modo inquietante il mancato rispetto di standard editoriali adeguati in queste riviste. Le prove suggeriscono l’uso diffuso di falsi Digital Object Identifier (DOI, un codice unico per identificare i documenti elettronici) o l’appropriazione di tali identificatori da documenti non correlati. I DOI sono fondamentali per accedere agli articoli accademici online e il loro uso improprio ne compromette l’affidabilità. Il rapporto rivela che un numero significativo di questi DOI falsi è stato persino diffuso nei principali database di indicizzazione come Web of Science e Scopus.

Il nome stesso “Oxbridge Publishing House” desta qualche sospetto. Il termine “Oxbridge” è infatti comunemente associato alle prestigiose università di Oxford e Cambridge ed è sinonimo di eccellenza accademica. Tuttavia, il rapporto non ha rilevato alcun legame dichiarato tra la casa editrice e le suddette università, ma suggerisce che il nome “Oxbridge” potrebbe essere usato per creare un falso senso di prestigio.

I ricercatori hanno anche scoperto una complessa rete di società interconnesse coinvolte in queste acquisizioni di riviste, tra cui Intellectual Edge Consultancy, H&N Publishers UK Limited e Wisdom Park Publication. Queste entità spesso condividono il personale, gli indirizzi e persino i contenuti dei siti web, creando una rete opaca di proprietà e responsabilità.

Diversi casi di studio illustrano queste pratiche. La rivista Tobacco Regulatory Science, ad esempio, ha visto un aumento senza precedenti del volume di articoli dopo l’acquisizione, con una serie di pubblicazioni non correlate al suo scopo originario. Di conseguenza, la rivista è stata rimossa dal Web of Science. Analogamente, la rivista spagnola di comunicazione Comunicar, apprezzata per il suo lavoro, è stata acquisita dalla casa editrice Oxbridge e successivamente cancellata da Web of Science, dopo che il suo team editoriale ha segnalato una mancanza di comunicazione con i nuovi proprietari e ha espresso preoccupazioni sui contenuti pubblicati. Anche il suo sito web ha subito notevoli interruzioni e gli articoli sono diventati inaccessibili.

La motivazione principale dietro queste acquisizioni sembrerebbe essere la generazione di profitti attraverso lo sfruttamento del modello APC (article processing charges, le tariffe richieste ad autori e autrici per le incombenze editoriali legate alla pubblicazione). La pressione esercitata sui ricercatori affinché pubblichino su riviste indicizzate, unita alla disponibilità di istituzioni e finanziatori a coprire gli APC, rende queste riviste un obiettivo per i ricercatori stessi.

Questa forma emergente di editoria predatoria rappresenta una minaccia per la bibliodiversità accademica. Si rende necessaria una maggiore vigilanza e l’istituzione di misure per salvaguardare l’integrità della comunicazione accademica. Il report invita le istituzioni di ricerca e politiche a essere consapevoli di questa minaccia e a sostenere le riviste indipendenti e di piccole dimensioni, promuovendo la trasparenza nelle pratiche editoriali per prevenire l’erosione della fiducia nel lavoro accademico nel suo complesso.

(Foto di Sigmund su Unsplash)

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